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Saluto di S. Em.za Rev.ma Sig. Card. Gualtiero BASSETTI

Arcivescovo Metropolita di Perugia – Città della Pieve

Presidente della Conferenza Episcopale Umbra

Moderatore del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Umbro

 

Desidero rinnovare e confermare a tutti gli operatori del nostro Tribunale, l’apprezzamento non solo mio, ma di noi Vescovi (mi fa piacere che siamo diversi presenti della Conferenza) e in particolare al nostro vicario giudiziale, p. Cristoforo.

Soltanto poche parole, magari anche fuori tema, che mi stanno a cuore, che voglio trasmettere, prima di entrare nel merito della prolusione e degli approfondimenti.

Viviamo ancora un tempo speciale dopo la chiusura del Grande Giubileo Straordinario della Misericordia, ma lo spirito e le opere della misericordia non si sono esaurite nell’Anno giubilare: devono continuare. L’anno del Grande Giubileo della Misericordia dovrebbe essere visto e interpretato come un tempo di aggiornamento e di rinnovamento. In fondo o è un motore che muove tutte le realtà, veramente sotto questo denominatore comune della misericordia, oppure è un evento grandioso, ma noi siamo abituati agli eventi, passano: l’Anno della Fede è passato, l’Anno della Vita religiosa è passato. Non vorrei che si dicesse che il Grande Giubileo… Questo non può passare, perché deve rimanere come un motore che muove tutta la Chiesa e il grande cuore della Chiesa. Infatti, scrive Papa Francesco nella Lettera Apostolica Misericordia et misera: “La misericordia non può essere una parentesi nella vita della Chiesa, ma costituisce la sua stessa esistenza, che rende manifesta e tangibile la verità profonda del Vangelo. Tutto si rivela nella misericordia; tutto si risolve nell’amore misericordioso del Padre (n.1).

Abbiamo celebrato un Anno intenso, (anche nelle nostre diocesi) durante il quale ci è stata donata con abbondanza la grazia della misericordia. (quella Porta Santa che il Papa ha detto ora è chiusa all’interno della Chiesa, ma deve sempre rimanere aperta verso l’esterno per accogliere tutti).

In un momento particolare come il nostro, – sono ancora le parole del Papa – che tra tante crisi vede anche quella della famiglia, è importante che giunga una parola di forza consolatrice alle nostre famiglie. (ha fatto tanta tenerezza quella bambina nella carrozzina, che era un po’ diventata la figlia di tutti noi, che passavamo lì, una carezza. Stava tranquilla, dormiva, riposava…. il dono di un figlio).

Il dono del matrimonio è una grande vocazione a cui, con la grazia di Cristo, corrispondere nell’amore generoso, fedele e paziente. La bellezza della famiglia – dice il Papa – permane immutata, nonostante tante oscurità e proposte alternative: “La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è il giubilo della Chiesa” (è bello questo). La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie sono il giubilo della Chiesa. Il sentiero della vita che porta un uomo e una donna a incontrarsi, amarsi, e davanti a Dio a promettersi fedeltà per sempre, è spesso interrotto da sofferenza, tradimento e solitudine. La gioia per il dono dei figli non è immune dalle preoccupazioni dei genitori riguardo alla loro crescita e formazione, riguardo a un futuro degno di essere vissuto intensamente» (n.14). Lo dicevo con alcuni di voi, bisogna veramente ritornare a quello che è stato il tema fondamentale del decennio nel quale siamo ancora coinvolti dal 10 al 20, il tema dell’Educazione: Educare alla vita buona del Vangelo. Vi ricordate. Non è tramontato questo tema. Io anche all’ultimo Consiglio Permanente della CEI ho raccomandato che si ritornasse, perché se nella Chiesa, catechisti, sacerdoti si smette di educare, se nelle famiglie si smette di educare, noi poi abbiamo le situazioni deleterie che ci stanno davanti. È irrinunciabile il compito dell’educazione. L’ho detto alla CEI, riproponetelo con forza per la fine della seconda metà di questo decennio.

Il Santo Padre Francesco, nell’Allocuzione alla Rota Romana di quest’anno – da meditare e applicare da tutti gli operatori della pastorale della famiglia – ci ha ricordato che “occorre grande coraggio a sposarsi nel tempo in cui viviamo”. E lo disse, se vi ricordate quando per la prima volta venne ad Assisi, che parlò ai giovani nella Piazza di Santa Maria. Disse proprio che occorre il coraggio per sposarsi. “Quanti hanno la forza e la gioia di compiere questo passo importante – dice il Papa – devono sentire accanto a loro l’affetto e la vicinanza concreta della Chiesa”. Anche perché “le esperienze di fede di coloro che richiedono il matrimonio cristiano sono molto diverse”: alcuni “partecipano attivamente alla vita della parrocchia”; altri “vi si avvicinano per la prima volta”; alcuni “hanno una vita di preghiera anche intensa”. Poi ci sono coloro che sono invece “guidati da un più generico sentimento religioso”, si avvicinano anch’esse al matrimonio, insieme alle persone addirittura “lontane dalla fede o carenti di fede”.

Di fronte a questa situazione, occorre trovare dei “validi rimedi”, afferma Papa Francesco. Il primo è, senza dubbio, la “formazione dei giovani, mediante un adeguato cammino di preparazione volto a riscoprire il matrimonio e la famiglia secondo il disegno di Dio”. Oggi più che mai, una preparazione del genere “si presenta come una vera e propria occasione di evangelizzazione degli adulti e, spesso, dei cosiddetti lontani”, il Papa rimarca la Familiaris consortio di S. Giovanni Paolo II sottolineando la necessità di “nuovo catecumenato”.

Di pari passo, come secondo rimedio, va fornito ai novelli sposi l’aiuto “a proseguire il cammino nella fede e nella Chiesa anche dopo la celebrazione del matrimonio. È necessario individuare, con coraggio e creatività, un progetto di formazione per i giovani sposi con iniziative volte ad una crescente consapevolezza del sacramento ricevuto”. L’accompagnamento e l’integrazione sono poi gli ultimi capitoli dell’Amoris laetitia.

Tutta la comunità cristiana ha il compito di “accogliere, accompagnare e aiutare” le giovani coppie, “offrendo occasioni e strumenti”.

Troppo spesso “i giovani sposi – ricorda il Papa – vengono lasciati a sé stessi, magari per il semplice fatto che si fanno vedere meno in parrocchia; ciò avviene soprattutto con la nascita dei bambini”. Al contrario, è “proprio in questi primi momenti della vita familiare che occorre garantire maggiore vicinanza”.

“Non possiamo dimenticare che ognuno porta con sé la ricchezza e il peso della propria storia, che lo contraddistingue da ogni altra persona. – ancora il Papa – La nostra vita, con le sue gioie e i suoi dolori, è qualcosa di unico e irripetibile, che scorre sotto lo sguardo misericordioso di Dio (Lettera Apostolica Misericordia et misera, n.14).

Comprendere adeguatamente questi richiami del Santo Padre è indispensabile per valutare e giudicare sulla validità del matrimonio legiferati dalla norma canonica da applicare con equità e carità. Il giudice ecclesiastico deve imparare l’arte del discernimento, – quanto ci insite il Papa – l’impegno di accompagnare quanti sono feriti, la creatività pastorale per integrare tutti nella comunione con Dio e con la Chiesa come ci ha recentemente ricordato il cardinale Beniamino Stella – e davanti alla varietà della realtà matrimoniale e alle situazioni complesse di tante famiglie dobbiamo avere sempre il coraggio di proporre la verità evangelica». Questo non sempre va secondo corrente. La verità evangelica è l’unica verità da raggiungere e praticare, che giustamente viene recepita dal Codex nel principio della “salus animarum”, come ratio evangelica e assoluto principio ispiratore dell’intero ordinamento canonico.

Papa Francesco richiama tutta la Chiesa ad osservare questa prerogativa fondamentale del Vangelo e ci invita, con l’insegnamento e con l’esempio, a seguire il Maestro, che non è venuto a giudicare, ma a salvare il mondo (Gv 3,17; 12,47). Grazie.

 

INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO 20.02.2017

del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Umbro - Perugia

Relazione del Vicario Giudiziale P. Krzysztof Pawlik OFM Cap.

sull’Attività del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Umbro nel 2016

 

 

Eminenza Reverendissima Signor Cardinale Gualtiero BASSETTI

Eccellentissimi Arcivescovi e Vescovi,

Prof. Mons. Joaquín LLOBELL

Pontificia Università della Santa Croce

Rev.mi Rappresentanti Religiosi,

Onorevoli Autorità Civili,

Signori Magistrati e Avvocati

Illustri Operatori Giudiziari del Tribunale, Cari Signore e Signori


Buongiorno e Pace e Bene a Tutti!

Rivolgo un cordiale saluto e ringraziamento a Voi tutti intervenuti che, accogliendo il nostro invito, onorate con la Vostra presenza, la celebrazione dell’Inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2017 del nostro Tribunale.

È per tutti noi operatori del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Umbro un momento importante di comunione con gli Eccellentissimi Arcivescovi e Vescovi delle Chiese che sono in Umbria dai quali direttamente dipendiamo con potestà ordinaria vicaria di governo in relazione al munus iudicandi. È una grande gioia ed incoraggiamento vedervi così numerosi e attenti al ruolo che il Tribunale Ecclesiastico svolge nell’ambito della pastorale matrimoniale e familiare per tutte le Diocesi della Regione Ecclesiastica Umbra. La Vostra presenza ci onora!

Consentitemi di ringraziare gli Eccellentissimi Arcivescovi e Vescovi della Regione Ecclesiastica Umbra in primis per la costante fiducia e, poi, per la Loro presenza e l’interessamento: abbiamo bisogno della Vostra vicinanza per continuare a fornire un sollecito e puntuale servizio. Alla mia profonda gratitudine agli Eccellentissimi Arcivescovi e Vescovi della nostra Regione vorrei unire, con umiltà e rispetto, un caloroso appello che, all’aumento del lavoro, possa proporzionalmente, corrispondere l’aumento del personale nell’ufficio dei Giudici. I sacerdoti che attualmente operano nel Tribunale, oltre all’attività di Giudice ne svolgono anche altre di non minore responsabilità. Sono bene consapevole che la carenza delle vocazioni e dei sacerdoti non permette di averne grande disponibilità. Ora il Papa Francesco nel MP Mitis Iudex Dominus Iesus, ha fortemente ribadito che l’attività giudiziale fa parte integrante della pastorale generale e familiare e la specializzazione di giovani sacerdoti in Diritto Canonico non limita tale pastorale, anzi la favorisce, la stimola e la rende molto più feconda.

A questo punto voglio ringraziare Eccellentissima Conferenza Episcopale Umbra che ha accettato la proposta di nominare quest’anno (2017) ben due Giudici: Don Marco PEZZANERA dell’Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve e Sr. Alessandra RUSCA della Diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino. Spero che tra poco anche un altro candidato venga aggregato al nostro organico come Giudice, dell’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia. Si tratta di forze nuove e “fresche” che ci aiuteranno nello svolgimento del nostro delicato ufficio. Grazie!

Particolare gratitudine a Sua Eminenza Reverendissima Signor Cardinale Gualtiero BASSETTI, Moderatore del nostro Tribunale, che accompagna con premura la nostra attività e, oltre a dimostrare totale disponibilità al confronto e alle proposte che vengono sottoposte alla sua attenzione, segue sempre con paterna cura l’andamento del Tribunale.

Grazie Eminenza per la Solenne Concelebrazione Eucaristica e per l’omelia di profonda intensità spirituale e pratica che ci ha rivolto e che per tutto l’anno sarà «lampada ai nostri passi e luce sul nostro cammino» (Sal 118, 105).

Un grazie caloroso rivolgo al Prof. Mons. Joaquín LLOBELL della Pontificia Università della Santa Croce, esimio Maestro di Diritto processuale canonico, che ha accettato di partecipare a questa solenne Inaugurazione dell’Anno giudiziario.

La persona del Prof. Mons. Joaquín LLOBELL (Valencia – Spagna, 1951) non necessita di presentazione, perché la sua fama e la sua competenza è comunemente riconosciuta e apprezzata, sia per la sua attività didattica, molto chiara, lineare e svolta con passione e competenza, come pure, per le numerosissime pubblicazioni di altissimo livello contenutistico, toccanti argomenti difficili, esposti con chiarezza. Egli è Professore ordinario di diritto processuale canonico presso la Pontificia Università della Santa Croce (Roma), Giudice della Corte di Appello dello Stato della Città del Vaticano, Referendario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, Consultore del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi. Direttore della rivista «Ius Ecclesiae» fino a gennaio 2017. Autore di circa 150 studi di diritto processuale. Membro delle commissioni che prepararono diverse norme, fra cui sul processo penale presso la Congregazione per la dottrina della fede (il m.p. Sacramentorum sanctitatis tutela, 2001) e sul processo di nullità del matrimonio (l’istr. Dignitas connubii, 2005). Ha collaborato nella redazione della lex propria del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica (2008). Giudice istruttore del Tribunale della Prelatura dell’Opus Dei per le cause di canonizzazione di diversi fedeli di detta Prelatura. Membro del Comitato direttivo della “Consociatio Internationalis Studio Iuris Canonici Promovendo”.

Per la completa attività docente attuale del Prof. Mons. Joaquín LLOBELL (cfr. il SITO della Pontificia Università della Santa Croce http://docenti.pusc.it/?u=llobell)

Attività docente attuale

  • Professore Ordinario di Diritto Processuale Canonico presso la Pontificia Università della Santa Croce, dall’11 maggio 1994.
  • Direttore della rivista «Ius Ecclesiae», dal 1° ottobre 2002.
  • Membro collaboratore dell’Istituto Martín de Azpilcueta dell’Università di Navarra, dal 19 gennaio 1999.

Attività docente precedente

  • Professore di Istituzioni di Diritto Canonico dello Studium Generale della Prelatura dell’Opus Dei in Spagna (1978-1985).
  • Assistente di Diritto Processuale presso la Facoltà di Diritto Canonico dell’Università di Navarra (1984-1985).
  • Professore Aggiunto di Diritto Processuale Canonico presso il Centro Accademico Romano della Santa Croce (1985-1989).
  • Professore Aggregato di Diritto Processuale Canonico presso l’Ateneo Romano della Santa Croce, (1989-1994). Dall’erezione della Facoltà di Diritto Canonico del Pontificio Ateneo della Santa Croce (28 marzo 1993), la categoria di professore “aggregato” è diventata professore “straordinario”.
  • Professore visitante della «Pázmány Péter Catholic University» di Budapest, anno accademico 1998-1999.
  • Direttore del «Programma di specializzazione in giurisprudenza canonica sul matrimonio e la famiglia» presso la Pontificia Università della Santa Croce, dall’anno accademico 1999-2000 fino all’incorporazione del corso nel programma della nuova licenza in diritto canonico (2004).
  • Professore visitante dell’Instituto de Derecho Canónico di Valencia (Spagna), anno accademico 2004-2005.
  • Direttore del «Corso di aggiornamento per operatori del diritto presso i tribunali ecclesiastici» presso la Pontificia Università della Santa Croce, dal 2000 al 2006.

Mansioni giuridiche presso la Curia Romana, lo Stato della Città del Vaticano ed altri enti ecclesiali

  • Il Santo Padre Giovanni Paolo II lo nominò Referendario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica (29 maggio 1992). Attualmente è stato riconfermato dal Santo Padre in questo incarico
  • Il Santo Padre Giovanni Paolo II lo nominò Giudice della Corte d’Appello dello Stato della Città del Vaticano (15 febbraio 1997). Il Santo Padre Benedetto XVI lo ha riconfermato in questo incarico .
  • Il Santo Padre Benedetto XVI lo ha nominato Consultore del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi in data 22 marzo 2011.
  • Dal 1987 collabora come perito presso diversi dicasteri: Congregazione della Dottrina della Fede, Congregazione del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti, Congregazione per il Clero, Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e per le Società di Vita Apostolica, Congregazione per l’Educazione Cattolica, ecc.
  • Giudice del Supremo Tribunale della Congregazione per la Dottrina della Fede, dal 26 maggio 1998 al 27 settembre 2002.
  • Giudice delegato del Santo Padre per decidere una causa «unica pronuntiatione, ad normam iuris exsecutiva», nominato, «Sanctissimo consulto», con rescritto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, 11 ottobre 2002.
  • Giudice delegato del Prelato dell’Opus Dei per la fase istruttoria, presso il Tribunale di detta prelatura, della causa di canonizzazione del Servo di Dio S.E.R. Mons. Álvaro del Portillo, dal 24 gennaio 2004 al 7 agosto 2008.
  • Membro delle Commissioni pontificie che hanno preparato il m.p. “Sacramentorum sanctitatis tutela”, 30 aprile 2001, di Giovanni Paolo II e l’istr. “Dignitatis connubii”, 2005, del Pontificio Consiglio per i testi legislativi.

Mansioni di direzione presso enti accademici e di ricerca

  • Vicedirettore dell’Ateneo di Teologia di Madrid (1977-1984).
  • Segretario della Sezione di Diritto Canonico del Centro Accademico Romano della Santa Croce (1987-1990).
  • Membro del comitato direttivo di “Ius Ecclesiae. Rivista internazionale di diritto canonico” dalla sua fondazione nel 1989. Da tale data al 1995 è stato il Segretario di redazione, dal 2002 è il Direttore.
  • Vicedirettore della Sezione di Diritto Canonico del Centro Accademico Romano della Santa Croce, dal 1990. Vicedecano della Facoltà di Diritto Canonico del Pontificio Ateneo della Santa Croce dalla sua erezione il 28 marzo 1993 al 1997.
  • Membro della commissione del concorso per la nomina del professore incaricato della cattedra di Diritto Processuale Canonico della Pontificia Università Lateranense, giugno 1993.
  • Membro della commissione del concorso per la nomina del professore straordinario della cattedra di Diritto Processuale Canonico della Pontificia Università Lateranense, maggio 1997.
  • Direttore del «Programma di specializzazione in giurisprudenza canonica sul matrimonio e la famiglia», dal 1998.
  • Membro collaboratore dell’Istituto Martín de Azpilcueta dell’Università di Navarra, dal 19 gennaio 1999.
  • Direttore del «Corso di aggiornamento per operatori del diritto presso i tribunali ecclesiastici», Pontificia Università della Santa Croce, Roma, settembre 2001 e settembre 2004.
  • Direttore della rivista «Ius Ecclesiae», dal 1° ottobre 2002.
  • Presidente del Comitato organizzatore del Convegno di Studi «Processo penale e tutela dei diritti nell’ordinamento canonico», Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università della Santa Croce, Roma, 25-26 marzo 2004.
  • Membro della commissione per l’esame del dottorato di ricerca presso l’Università Complutense di Madrid, nominato dal Vicerrettore Presidente della Commissione per il Dottorato di ricerca, 23 giugno 2006.
  • Promotore e presidente del comitato organizzativo del Convegno «Diritto ebraico, diritto della Chiesa Cattolica e diritto israeliano» (Gerusalemme, 17-18 ottobre 2006). Incontro tra esperti del diritto ebraico e giuristi della Chiesa cattolica ed israeliani organizzato dalla Pontificia Università della Santa Croce (Roma), dalla «Pázmány Péter Catholic University» di Budapest, dalla Libera Università Maria Ss.ma Assunta e dall’Università Ebraica di Gerusalemme.
  • Membro dell’International Advisory Council della «Revista General de Derecho Canónico y Derecho Eclesiástico del Estado», Madrid, dal suo inizio nel 2007

Associazioni scientifiche

  • Membro del Consiglio Direttivo della Consociatio Internationalis Studio Iuris Canonici Promovendo.
  • Membro dell’Associazione Spagnola di Canonisti.
  • Membro dell’Associazione Canonistica Italiana (Settore Docenti Universitari).
  • Membro dell’Arcisodalizio della Curia Romana.
  • Membro del Gruppo italiano docenti di diritto canonico.
  • Membro dell’Associazione Internazionale Amici di Eugenio Corecco.
  • Accademico Corrispondente della «Real Academia de Jurisprudencia y Legislación» della Spagna, dal 26 febbraio 2001.


Il Prof. Mons. Joaquín LLOBELL ha accolto il nostro invito e ci farà una preziosa prolusione sul tema: Questioni sull’appello nelle cause di nullità del matrimonio”, il tema particolarmente attuale alla luce della recente riforma MP Mitis Iudex Dominus Iesus con cui Papa Francesco ha riformato il processo di nullità matrimoniale. Sono convinto che la Sua relazione per tutti noi sarà un vero arricchimento. Grazie Professore, per la Sua disponibilità e per quanto ci esporrà!

 

Altri ringraziamenti

Con viva cordialità porgo il mio benvenuto a Mons. Roberto Malpelo, Vicario Giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Regionale Etrusco – per noi il Tribunale ordinario d’appello. Con Lui doveva venire anche don Pedro Daniel Dalio ma, purtroppo, è stato impedito per motivi di salute. Preghiamo per Lui, chiedendo la grazia della salute.

Un caloroso saluto a Don Paolo Scoponi Vicario Giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Regionale Piceno e Don Mario Colabianchi venuti dalle Marche.

Sono grato a tutti i miei collaboratori che nei vari ruoli: Cancelliere, Giudici, D.V. Patroni stabili, Periti e personale dipendente, si impegnano per il buon andamento del Tribunale. Ringrazio il Signore per avermeli affiancati, perché grazie a loro si sono potuti ottenere i risultati che esporrò.

 

SINTESI DELL’ATTIVITÀ DEL TEIU NELL’ANNO 2016

È mio gradito compito, ora, riferire sull’attività svolta dal nostro Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Umbro di prima istanza, competente per le cause di nullità matrimoniale per le Arcidiocesi e le Diocesi in Umbria, nell’anno 2016:

A pag. 5 del libretto:  Cause di nullità pendenti al 31/12/2015 erano 104.

Nel corso dell’anno 2016 sono state introdotte n. 110 cause di N.M. e nessun Super Rato. NB. Tra le cause di nullità trattate dal TEIU 3 sono state introdotte e trattate con rito breviore, di cui solo 1 si è conclusa affermativamente, 1 è stata rimandata all’esame ordinario dal Vescovo competente e per 1 nel corso dell'Istruttoria breviore il patrono della parte attrice ha chiesto la conversione della procedura dalla breviore nell’ordinaria.

Nel 2016 sono state portate a termine ben n. 121 cause di N.M, compresa breviore, di cui 115 con sentenza affermativa, 2 con sentenza negativa, 2 cause sono state rinunciate e 2 cause sono andate perente.

Al 31/12/2016 risultavano pendenti 93 cause NM e nessuna richiesta di dispensa super rato, di cui: 9 = prossime alla sentenza, 7 = in fase dibattimentale; 34 = giacenti presso i Periti; 43 = in fase istruttoria.


Ora, vogliamo brevemente soffermarci sui

CAPI DI NULLITÀ ACCUSATI, CON I RISPETTIVI PRONUNCIAMENTI:

CAPI DI NULLITÀ

Aff.

Neg.

Esclusione del matrimonio, ex can. 1101 § 2

-

1

Esclusione indissolubilità, ex can. 1101 § 2

3

4

Esclusione della prole, ex can. 1101 § 2

7

6

Esclusione della fedeltà, ex can. 1101 § 2

2

1

Incapacità, ex can. 1095 n. 2

65

2

Incapacità, ex can. 1095 n. 3

1

2

Incapacità, ex can. 1095 nn. 2 e 3

61

7

Impotenza, ex can. 1084

1

-

 

I COSTI DELLE CAUSE

Purtroppo ancora circolano notizie bugiarde e menzognere riguardo ai costi delle cause per ottenere la dichiarazione di nullità matrimoniale, per questo tante persone sono scoraggiate e hanno difficoltà e diffidenza, ad accostarsi al Tribunale Ecclesiastico.

Nel nostro Tribunale per alcuni mesi (dal dicembre 2015 la 1° ottobre 2016) abbiamo applicato alla lettera la disposizione della CEI sulla totale gratuità dei procedimenti di nullità matrimoniale, non chiedendo alle parti nessun contributo alle spese processuali, fino a quando il Consiglio Permanente della CEI, 26-28 settembre 2016, ha trattato le Norme circa il regime amministrativo dei Tribunali Ecclesiastici Italiani in materia matrimoniale ed ha deliberato, che: «§ 2. Le parti sono tenute a concorrere alle spese giudiziali nella misura e secondo le modalità determinate dal Consiglio Episcopale Permanente.

§ 3. Le parti che non sono in grado di sostenere il pagamento del contributo di cui al paragrafo precedente possono chiedere al Vicario giudiziale l’esenzione o la riduzione del contributo. Al medesimo spetta stabilire l’eventuale rateizzazione.

La riduzione o l’esenzione vengono concesse dallo stesso Vicario giudiziale dopo aver acquisito il parere del parroco della parte e tutti gli altri elementi necessari per la valutazione del caso, in conformità ai criteri stabiliti dal Consiglio Episcopale Permanente».

Pertanto torno a ricordare, perché ne siano informati tutti i qui presenti e altri che potranno leggere questa nota esplicativa, che il contributo delle parti alle spese processuali è il seguente:

  • la parte attrice che invoca il ministero del Tribunale, è tenuta a versare €525,00 al momento della presentazione del libello;
  • la parte convenuta non è tenuta ad alcuna contribuzione, ove partecipi all’istruttoria e SOLO nel caso in cui si costituisce è tenuta a versare €262,50.

Ricordo che nella Chiesa la giustizia è accessibile a tutti senza distinzione, tanto è vero che anche quest’anno tante persone, trovandosi in difficoltà hanno chiesto ed ottenuto la riduzione o l’esonero totale dal contributo dovuto per le spese processuali. Ne è la prova: (80 sono stati gli esonerati totali dalle spese processuali; 8 le riduzioni e SOLO 22 hanno contribuito regolarmente).

Questo ci è possibile perché siamo finanziati dall’otto per mille. Qui l’appello che rivolgo a tutti di scegliere, nella prossima e successive dichiarazioni dei redditi, la destinazione dell’otto per mille per la Chiesa Cattolica, per contribuire anche al nostro servizio.

Circa il numero delle CAUSE INTRODOTTE NEL 2016 si nota che i Patroni stabili=91 (dove le parti non hanno dovuto sborsare neppure un centesimo per l’avvocato, che è totalmente retribuito dal Tribunale); Patroni esterni=18; Senza Patrono=1.

Per chiarezza ritengo utile ricordare che, per le Norme CEI, l’onorario complessivo per il patrocinio dell’avvocato di fiducia nel primo grado: va dal min. di € 1575,00 – al max. di € 2.992,00 e nel processo di appello ai suddetti onorari si aggiungono: dal min. di € 604,00 – al max. di € 1.207,00, che non sono cifre impossibili per chi lavora e ha uno stipendio. A scanso di equivoci aggiungo che gli avvocati di fiducia, sono obbligati di presentare la nota spese, giustificando le voci e le cifre, che vengono confrontate con i loro clienti, per avere la conferma, e per vigilare sulle richieste che non eludano i criteri di buon senso e l’honesta mercede dell’avvocato di fiducia, un principio irrinunciabile della morale cattolica, che prevede per chi lavora il diritto alla sua ricompensa.

 

CIRCA LA DURATA DELLE CAUSE:

Durata del processo di 1a istanza

Nr. cause

meno di sei mesi

5

da sei mesi  ad un anno

74

da un anno  ad un anno e mezzo

29

da un anno e mezzo a due anni

7

oltre due anni

6

 

CAUSE DEFINITE NEL 2016: Patroni stabili=102; Patroni esterni=18; Senza Patrono=1.

a) È importante rilevare che oltre la breve durata del processo di nullità è raggiunta anche una rapida stesura della sentenza a conferma che si è tenuto a dare risposte puntuali alle domande. NB. Attualmente le sentenze in QNT vengono stese nell’arco di un mese ca. dalla decisione nel rispetto dei cann. 1453 e 1610 §3;

b) Dobbiamo ancora migliorare i tempi delle perizie per evitare un protrarsi delle cause oltre i tempi canonici. Qui il mio appello a tutti i periti di rispettare i termini di quattro mesi per l’espletamento della perizia che parte dalla data della nomina.


Attività dei Patroni stabili A pag. 19 del libretto:


Riepilogo dell’attività dei Patroni stabili nel 2016

Nr. casi

Consulenze effettuate         (317 + 249)

566

Casi esaminati                     (111 + 91)

202

Cause di nullità:

Pendenti al 31.12.2015 (36 + 48)

84

Introdotte nel 2016     (34 + 57)

91

Patrocinio alla P.C

-

Trattate nel 2016  (70 + 105)

175

Definite nel 2016 (43 +59)

102

Pendenti al 31.12.2016 (24 + 49)

73

I numeri riportati ci ricordano la gravità della crisi economica della nostra società e l’impagabile impegno dei nostri due Patroni stabili, che non si risparmiano, anzi con grande ed ammirevole dedizione vengono incontro alle numerosissime richieste di consulenza e patrocinio. Capita, che alcune persone, per motivi logistici dei limiti spazio-temporali, sono costretti ad attendere del tempo per introdurre una causa, ma avendo trovato un’accoglienza e comprensione nel Patrono stabile, preferiscono attendere, piuttosto che chiedere il gratuito patrocinio al quale avrebbero diritto. Personalmente ho visto e apprezzato la gratitudine e riconoscenza dei fedeli che sono stati assistiti dai Patroni Stabili, alla fine della causa. Questo dimostra la bellissima atmosfera e l’accoglienza che trovano le persone rivolgendosi a loro e, quando, una volta raggiunto il risultato sperato, non avendo altro interesse, comunque si dimostrano riconoscenti e grati. Grazie carissimi Patroni Stabili perché con il Vostro operato e l’esempio date la viva testimonianza della gratuità e dell’ascolto della Chiesa ai fedeli bisognosi di verità sul loro matrimonio.


Alcune notizie flash sul personale del TEIU

È da osservare, che nel corso dell’anno 2016:

  • Per contenere la durata dei procedimenti, visto la predominanza dell’incapacità come capo di nullità, sono stati nominati ben tre nuovi Periti psicologi d’ufficio: la Dott.ssa Chiara Fratini, il dott. Gabriele Sansoni e la dott.ssa Cheti Della Fazia, che hanno subito iniziato il servizio presso QNT.

  • Il 03/06/2016 sono state rinnovate le nomine ad triennum dei Difensori del Vincolo: Sandra Agostini; Maria Ester Falcone; Paolo Orecchia; Anna Bilardo; Marina Claudia Marrollo; Rita Basta; Carlo Belli Paolobelli; Fabio Cioccoloni.

  • Il 22/10/2016 si è sposata la sig.ra Chantal Trabalza, notaio di QNT e seguendo il marito si è trasferita a Brescia presentando le dimissioni dal suo ufficio. Al suo posto in data, 24/10/2016, è stata nominata, notaio del TEIU la dott.ssa Sig.ra Stefania Faina, Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve.

 

RIFLESSIONI E CONSIDERAZIONI PRATICHE:

Vorrei riallacciarmi all’ultimo, ma non per questo meno importante, argomento affrontato da S. Em.za Rev.ma Card. Gualtiero BASSETTI, Moderatore del nostro Tribunale: La verità evangelica recepita dal Codex nel principio della “salus animarum[1] che sempre deve essere “suprema lex”, come ratio evangelica e assoluto principio ispiratore dell’intero ordinamento canonico, una vera Lex fundamentalis del sistema giuridico della Chiesa, l’unica vera risposta ai fedeli.

Infatti, l’unico fine del Diritto canonico – come ordinamento ma anche come scienza – è quello di comporre le norme e istituzioni in modo tale che siano ordinate al supremo fine pastorale della salus animarum: cioè, a far sì che tutti i membri della Chiesa, i Christifideles, conoscano la grandezza della loro vocazione, la realizzino nella dignità dei figli di Dio e raggiungano il fine per il quale sono stati creati e redenti: la visione beatifica nel Regno.

Il grande processo di rinnovamento avviato dal Concilio Vaticano II ha portato ad una nuova autocomprensione della legge canonica e ad una più approfondita comprensione del principio della “salus animarum”, grazie soprattutto agli arricchimenti dottrinali di carattere ecclesiologico che hanno inciso profondamente sulla nuova legislazione canonica. Questa sensibilità teologica, non è mai venuta meno sia nella codificazione, sia nella applicazione del diritto canonico che non è solo un diritto positivo umano, bensì un diritto che ha come fondamento lo ius divinum – ed è pertanto inserito nell’azione salvifica con la quale la Chiesa continua nel tempo la missione del suo Divino Fondatore (LG 8). La struttura sacramentale e giuridica della Chiesa serve come mezzo per comunicare la Grazia divina di carità, di fede e di speranza alla comunità che è il Popolo di Dio. Allo stesso tempo «la legge canonica, nel disciplinare la vita sociale della Chiesa adempiendo questa funzione strumentale al servizio della “salus animarum”, lo fa restando fedele a ciò che è: vera legge, con le sue esigenze di natura tecnica, metodologica e terminologica»[2].

La giuridicità della norma canonica è perfettamente compatibile con la sua natura intrinsecamente pastorale. L’aggettivo “pastorale” applicato al Diritto canonico, non deve essere interpretato come se fosse un’aggiunta – una specie di nuova veste o ritocco cosmetico – ma come un elemento costitutivo essenziale. Il carattere pastorale splende nei criteri tradizionali della æquitas, della epikeia o della dispensa, con i quali la caritas pastoralis del legislatore, del giudice o dell’amministratore ecclesiastico manifesta una volontà di giustizia temperata dalla prudenza, dalla benignità e dalla comprensione verso le singole persone, sempre per il loro bene spirituale.


CONCLUSIONE

Mi permetto, in conclusione, di ribadire che, noi Giudici e tutti gli operatori di QNT, nell’arduo e delicato compito di giudicare, abbiamo cercato di farlo sempre guidati dal senso della carità pastorale, attenti, secondo le indicazioni pontificie, affinché la Fede della Chiesa nel Sacramento del Matrimonio non venga disattesa. Lo ha ribadito anche quest’anno il Santo Padre nella tradizionale Allocuzione alla Rota Romana e ha espresso la sua preoccupazione per il problema di moltiplicarsi di celebrazioni matrimoniali nulle o inconsistenti. Il Pontefice non si è fermato solo nel costatare l’evidenza dei fatti e la mancanza della fede, ma ha presentato anche un valido antidoto: «Occorre, – osserva il Papa – che gli operatori e gli organismi preposti alla pastorale famigliare siano animati da una forte preoccupazione di rendere sempre più efficaci gli itinerari di preparazione al sacramento del matrimonio, per la crescita non solo umana, ma soprattutto della fede dei fidanzati. Scopo fondamentale degli incontri è quello di aiutare i fidanzati a realizzare un inserimento progressivo nel mistero di Cristo, nella Chiesa e con la Chiesa. Esso comporta una progressiva maturazione nella fede, attraverso l’annuncio della Parola di Dio, l’adesione e la sequela generosa di Cristo. La finalità di questa preparazione consiste, – puntualizza il Pontefice – nell’aiutare i fidanzati a conoscere e a vivere la realtà del matrimonio che intendono celebrare, perché lo possano fare non solo validamente e lecitamente, ma anche fruttuosamente, e perché siano disponibili a fare di questa celebrazione una tappa del loro cammino di fede. Per realizzare tutto questo, c’è bisogno di persone con specifica competenza e adeguatamente preparate a tale servizio, in una opportuna sinergia fra sacerdoti e coppie di sposi…

Continua il Pontefice – Accogliendo gli auspici dei Padri dell’ultimo Sinodo Ordinario, è urgente attuare concretamente quanto già proposto in Familiaris consortio (n. 66), che cioè, come per il battesimo degli adulti il catecumenato è parte del processo sacramentale, così anche la preparazione al matrimonio diventi parte integrante di tutta la procedura sacramentale del matrimonio, come antidoto che impedisca il moltiplicarsi di celebrazioni matrimoniali nulle o inconsistenti

Puntualizza il Pontefice – Un aspetto così determinante per la solidità e verità del sacramento nuziale, richiama i parroci ad essere sempre più consapevoli del delicato compito che è loro affidato nel gestire il percorso sacramentale matrimoniale dei futuri nubendi, rendendo intelligibile e reale in loro la sinergia tra foedus e fides. Si tratta di passare da una visione prettamente giuridica e formale della preparazione dei futuri sposi, a una fondazione sacramentale ab initio, cioè a partire dal cammino verso la pienezza del loro foedus-consenso elevato da Cristo a sacramento. Ciò richiederà il generoso apporto di cristiani adulti, uomini e donne, che si affianchino al sacerdote nella pastorale familiare per costruire «il capolavoro della società», cioè «la famiglia: l’uomo e la donna che si amano» (Catechesi, 29 aprile 2015) secondo «il luminoso piano di Dio» (Parole al Concistoro Straordinario, 20 febbraio 2014)». (cfr. Papa Francesco, Allocuzione alla Rota Romana, 21/01/2017)[3]

Voglio, infine, riaffermare la piena collaborazione di tutti gli Operatori del Tribunale con i nostri Vescovi e con tutti coloro che nelle varie diocesi, sotto la guida dei Pastori, si dedicano alla preparazione dei nubendi e al sostegno delle famiglie.

A tutti: Giudici, Difensori del Vincolo, Cancelliere, Notai, Periti, Avvocati, la più viva gratitudine e l’augurio di buon lavoro. Grazie!

Ora, con l’augurio di rincontrarci tutti insieme, nel prossimo 2018, chiediamo a S. Em. Rev.ma Gualtiero Card. BASSETTI, Moderatore del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Umbro, di voler benedire il nostro lavoro e dichiarare Solennemente Aperto l’Anno Giudiziario 2017 del nostro Tribunale.


S. Em.za Rev.ma Card. Gualtiero BASSETTI

Al nostro Tribunale Ecclesiastico e a tutte le istituzioni qui presenti auguro che il comune impegno, a tutela dei valori del matrimonio e della famiglia, possa riscuotere sempre maggiore sintonia e generare la sinergia per la promozione della dignità umana.

Come Moderatore del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Umbro, con grande gioia Solennemente Dichiaro Aperto l’Anno Giudiziario 2017 del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Umbro e Vi impartisco la mia Benedizione:

Il Signore sia con voi.

R: E con il tuo spirito.

Sia benedetto il nome del Signore.

R. Ora e sempre.

Il nostro aiuto è nel nome del Signore.

R. Egli ha fatto cielo e terra.

Vi benedica Dio onnipotente,

Padre + e Figlio + e Spirito + Santo.

R. Amen.

La parola ora al nostro esimio Ospite Prof. Mons. Joaquín LLOBELL che ci farà una preziosa lectio magistralis sul tema: Questioni sull’appello nelle cause di nullità del matrimonio”, l’argomento scelto per la sua importanza ed attualità.



[1]Cfr. http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/intrptxt/documents/rc_pc_intrptxt_doc_20000406_salus-animarum_it.html

[2] Cfr. «Principia quæ Codicis Iuris Canonici recognitionem dirigant », n. 1, in Communicationes 1 (1969), p. 78

[3] Cfr. http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/january/documents/papa-francesco_20170121_anno-giudiziario-rota-romana.html

 

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
IN OCCASIONE DELL'INAUGURAZIONE DELL'ANNO GIUDIZIARIO
DEL TRIBUNALE DELLA ROTA ROMANA

Sala ClementinaSabato, 21 gennaio 2017http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/january/documents/papa-francesco_20170121_anno-giudiziario-rota-romana.html


Cari Giudici, Officiali, Avvocati
e Collaboratori del Tribunale Apostolico della Rota Romana,

rivolgo a ciascuno di voi il mio cordiale saluto, ad iniziare dal Collegio dei Prelati Uditori con il Decano, Mons. Pio Vito Pinto, che ringrazio per le sue parole, e il pro-Decano che da poco è stato nominato in questo incarico. Auguro a tutti voi di lavorare con serenità e con fervido amore alla Chiesa in questo Anno giudiziario che oggi inauguriamo.

Oggi vorrei tornare sul tema del rapporto tra fede e matrimonio, in particolare sulle prospettive di fede insite nel contesto umano e culturale in cui si forma l’intenzione matrimoniale. San Giovanni Paolo II ha messo bene in luce, basandosi sull’insegnamento della Sacra Scrittura, «quanto profondo sia il legame tra la conoscenza di fede e quella di ragione [...]. La peculiarità che distingue il testo biblico consiste nella convinzione che esista una profonda e inscindibile unità tra la conoscenza della ragione e quella della fede» (Enc. Fides et ratio, 16). Pertanto, quanto più si allontana dalla prospettiva di fede, tanto più «l’uomo s’espone al rischio del fallimento e finisce per trovarsi nella condizione dello “stolto”. Per la Bibbia, in questa stoltezza è insita una minaccia per la vita. Lo stolto infatti si illude di conoscere molte cose, ma in realtà non è capace di fissare lo sguardo su quelle essenziali. Ciò gli impedisce di porre ordine nella sua mente (cfr Pro 1,7) e di assumere un atteggiamento adeguato nei confronti di sé stesso e dell’ambiente circostante. Quando poi giunge ad affermare “Dio non esiste” (cfr Sal 14[13],1), rivela con definitiva chiarezza quanto la sua conoscenza sia carente e quanto lontano egli sia dalla verità piena sulle cose, sulla loro origine e sul loro destino» (ibid., 17).

Da parte sua, Papa Benedetto XVI, nel suo ultimo Discorso a voi rivolto, ricordava che «solo aprendosi alla verità di Dio [...] è possibile comprendere, e realizzare nella concretezza della vita anche coniugale e familiare, la verità dell’uomo quale suo figlio, rigenerato dal Battesimo [...]. Il rifiuto della proposta divina, in effetti conduce ad uno squilibrio profondo in tutte le relazioni umane [...], inclusa quella matrimoniale» (26 gennaio 2013, 2). È quanto mai necessario approfondire il rapporto fra amore e verità. «L’amore ha bisogno di verità. Solo in quanto è fondato sulla verità l’amore può perdurare nel tempo, superare l’istante effimero e rimanere saldo per sostenere un cammino comune. Se l’amore non ha rapporto con la verità, è soggetto al mutare dei sentimenti e non supera la prova del tempo. L’amore vero invece unifica tutti gli elementi della nostra persona e diventa una luce nuova verso una vita grande e piena. Senza verità l’amore non può offrire un vincolo solido, non riesce a portare l’ “io” al di là del suo isolamento, né a liberarlo dall’istante fugace per edificare la vita e portare frutto» (Enc. Lumen fidei, 27).

Non possiamo nasconderci che una mentalità diffusa tende ad oscurare l’accesso alle verità eterne. Una mentalità che coinvolge, spesso in modo vasto e capillare, gli atteggiamenti e i comportamenti degli stessi cristiani (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 64), la cui fede viene svigorita e perde la propria originalità di criterio interpretativo e operativo per l’esistenza personale, familiare e sociale. Tale contesto, carente di valori religiosi e di fede, non può che condizionare anche il consenso matrimoniale. Le esperienze di fede di coloro che richiedono il matrimonio cristiano sono molto diverse. Alcuni partecipano attivamente alla vita della parrocchia; altri vi si avvicinano per la prima volta; alcuni hanno una vita di preghiera anche intensa; altri sono, invece, guidati da un più generico sentimento religioso; a volte sono persone lontane dalla fede o carenti di fede.

Di fronte a questa situazione, occorre trovare validi rimedi. Un primo rimedio lo indico nella formazione dei giovani, mediante un adeguato cammino di preparazione volto a riscoprire il matrimonio e la famiglia secondo il disegno di Dio. Si tratta di aiutare i futuri sposi a cogliere e gustare la grazia, la bellezza e la gioia del vero amore, salvato e redento da Gesù. La comunità cristiana alla quale i nubendi si rivolgono è chiamata ad annunciare cordialmente il Vangelo a queste persone, perché la loro esperienza di amore possa diventare un sacramento, un segno efficace della salvezza. In questa circostanza, la missione redentrice di Gesù raggiunge l’uomo e la donna nella concretezza della loro vita di amore. Questo momento diventa per tutta la comunità una straordinaria occasione di missione. Oggi più che mai, questa preparazione si presenta come una vera e propria occasione di evangelizzazione degli adulti e, spesso, dei cosiddetti lontani. Sono, infatti, numerosi i giovani per i quali l’approssimarsi delle nozze costituisce l’occasione per incontrare di nuovo la fede da molto tempo relegata ai margini della loro vita; essi, per altro, si trovano in un momento particolare, caratterizzato spesso anche dalla disponibilità a rivedere e a cambiare l’orientamento dell’esistenza. Può essere, quindi, un tempo favorevole per rinnovare il proprio incontro con la persona di Gesù Cristo, con il messaggio del Vangelo e con la dottrina della Chiesa.

Occorre, pertanto, che gli operatori e gli organismi preposti alla pastorale famigliare siano animati da una forte preoccupazione di rendere sempre più efficaci gli itinerari di preparazione al sacramento del matrimonio, per la crescita non solo umana, ma soprattutto della fede dei fidanzati. Scopo fondamentale degli incontri è quello di aiutare i fidanzati a realizzare un inserimento progressivo nel mistero di Cristo, nella Chiesa e con la Chiesa. Esso comporta una progressiva maturazione nella fede, attraverso l’annuncio della Parola di Dio, l’adesione e la sequela generosa di Cristo. La finalità di questa preparazione consiste, cioè, nell’aiutare i fidanzati a conoscere e a vivere la realtà del matrimonio che intendono celebrare, perché lo possano fare non solo validamente e lecitamente, ma anche fruttuosamente, e perché siano disponibili a fare di questa celebrazione una tappa del loro cammino di fede. Per realizzare tutto questo, c’è bisogno di persone con specifica competenza e adeguatamente preparate a tale servizio, in una opportuna sinergia fra sacerdoti e coppie di sposi.

In questo spirito, mi sento di ribadire la necessità di un «nuovo catecumenato» in preparazione al matrimonio. Accogliendo gli auspici dei Padri dell’ultimo Sinodo Ordinario, è urgente attuare concretamente quanto già proposto in Familiaris consortio (n. 66), che cioè, come per il battesimo degli adulti il catecumenato è parte del processo sacramentale, così anche la preparazione al matrimonio diventi parte integrante di tutta la procedura sacramentale del matrimonio, come antidoto che impedisca il moltiplicarsi di celebrazioni matrimoniali nulle o inconsistenti.

Un secondo rimedio è quello di aiutare i novelli sposi a proseguire il cammino nella fede e nella Chiesa anche dopo la celebrazione del matrimonio. È necessario individuare, con coraggio e creatività, un progetto di formazione per i giovani sposi, con iniziative volte ad una crescente consapevolezza del sacramento ricevuto. Si tratta di incoraggiarli a considerare i vari aspetti della loro quotidiana vita coppia, che è segno e strumento dell’amore di Dio, incarnato nella storia degli uomini. Faccio due esempi. Anzitutto, l’amore del quale la nuova famiglia vive ha la sua radice e fonte ultima nel mistero della Trinità, per cui essa porta questo sigillo nonostante le fatiche e le povertà con cui deve misurarsi nella propria vita quotidiana. Un altro esempio: la storia d’amore della coppia cristiana è parte della storia sacra, perché abitata da Dio e perché Dio non viene mai meno all’impegno che ha assunto con gli sposi nel giorno delle nozze; Egli infatti è «un Dio fedele e non può rinnegare se stesso» (2 Tm 2,13).

La comunità cristiana è chiamata ad accogliere, accompagnare e aiutare le giovani coppie, offrendo occasioni e strumenti adeguati – a partire dalla partecipazione alla Messa domenicale – per curare la vita spirituale sia all’interno della vita familiare, sia nell’ambito della programmazione pastorale in parrocchia o nelle aggregazioni. Spesso i giovani sposi vengono lasciati a sé stessi, magari per il semplice fatto che si fanno vedere meno in parrocchia; ciò avviene soprattutto con la nascita dei bambini. Ma è proprio in questi primi momenti della vita familiare che occorre garantire maggiore vicinanza e un forte sostegno spirituale, anche nell’opera educativa dei figli, nei confronti dei quali sono i primi testimoni e portatori del dono della fede. Nel cammino di crescita umana e spirituale dei giovani sposi è auspicabile che vi siano dei gruppi di riferimento nei quali poter compiere un cammino di formazione permanente: attraverso l’ascolto della Parola, il confronto sulle tematiche che interessano la vita delle famiglie, la preghiera, la condivisione fraterna.

Questi due rimedi che ho indicato sono finalizzati a favorire un idoneo contesto di fede nel quale celebrare e vivere il matrimonio. Un aspetto così determinante per la solidità e verità del sacramento nuziale, richiama i parroci ad essere sempre più consapevoli del delicato compito che è loro affidato nel gestire il percorso sacramentale matrimoniale dei futuri nubendi, rendendo intelligibile e reale in loro la sinergia tra foedus e fides. Si tratta di passare da una visione prettamente giuridica e formale della preparazione dei futuri sposi, a una fondazione sacramentale ab initio, cioè a partire dal cammino verso la pienezza del loro foedus-consenso elevato da Cristo a sacramento. Ciò richiederà il generoso apporto di cristiani adulti, uomini e donne, che si affianchino al sacerdote nella pastorale familiare per costruire «il capolavoro della società», cioè «la famiglia: l’uomo e la donna che si amano» (Catechesi, 29 aprile 2015) secondo «il luminoso piano di Dio» (Parole al Concistoro Straordinario, 20 febbraio 2014).

Lo Spirito Santo, che guida sempre e in tutto il Popolo santo di Dio, assista e sostenga quanti, sacerdoti e laici, si impegnano e si impegneranno in questo campo, affinché non perdano mai lo slancio e il coraggio di adoperarsi per la bellezza delle famiglie cristiane, nonostante le insidie rovinose della cultura dominante dell’effimero e del provvisorio.

Cari fratelli, come ho detto varie volte, occorre grande coraggio a sposarsi nel tempo in cui viviamo. E quanti hanno la forza e la gioia di compiere questo passo importante devono sentire accanto a loro l’affetto e la vicinanza concreta della Chiesa. Con questo auspicio vi rinnovo l’augurio di buon lavoro per il nuovo anno che il Signore ci dona. Vi assicuro la mia preghiera e conto anch’io sulla vostra, mentre di cuore di imparto la Benedizione Apostolica.

 

TRIBUNALE ECCLESIASTICO INTERDIOCESANO UMBRO

PERUGIA

 

 

20 Febbraio 2017

Inaugurazione dell’Anno Giudiziario

 

Programma

Ore 9.30 – Concelebrazione Eucaristica

Cappella del Seminario Diocesano

 

Ore 10.30 – Sala del Dottorato,

Logge di San Lorenzo, in Piazza IV Novembre


Saluto di

S. Em.za Rev.ma Sig. Gualtiero Card. BASSETTI

Arcivescovo Metropolita di Perugia - Città della Pieve

Presidente della Conferenza Episcopale Umbra

Moderatore del Tribunale Ecclesiastico Umbro

 

Relazione sull’attività del TERU nell’anno 2016

a cura di P. Cristoforo PAWLIK, Vic. Giud. TEIU

 

Prolusione del

Prof. Mons. Joaquín LLOBELL

Pontificia Università della Santa Croce

sul tema:

Questioni sull’appello nelle cause di nullità del matrimonio

 

Saluto di S. Em.za Rev.ma

Sig. Card. Gualtiero BASSETTI

 

Rivolgo a tutti un saluto ed un grazie per la vostra partecipazione a questo solenne Dies Annualis del Tribunale Ecclesiastico Regionale Umbro.

Un cordiale benvenuto ai Confratelli nell’Episcopato della Conferenza Episcopale dell’Umbria.

Con profonda stima e amicizia mi rivolgo a sua Eccellenza Mons. Pio Vito PINTO, Decano della Rota Romana; insieme abbiamo partecipato all’ultimo Sinodo sulla famiglia. Grazie Carissimo Decano per aver accettato l’invito del nostro Tribunale a presenziare questo incontro e per la disponibilità di spiegarci il motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus, con cui Papa Francesco ha riformato il processo canonico di nullità matrimoniale, insieme alle indicazioni e istruzioni pratiche per la sua attuazione.

In tale circostanza, desidero rinnovare e confermare a tutti gli operatori del nostro Tribunale la stima e l’apprezzamento per il servizio che svolgono presso il nostro Tribunale Ecclesiastico, per la salus animarum.

Saluto tutte le Autorità civili di diverso grado e competenza, le Autorità Accademiche e le altre rappresentanze, che accogliendo il nostro invito, ci onorano della loro presenza.

Personalmente non intendo fare una relazione sull’attività del Tribunale, che presenterà il nostro vicario, padre Cristoforo, ma vorrei soffermarmi su alcuni principi pastorali riguardanti la vita matrimoniale, irrinunciabili sia per la Chiesa, che per la società civile.

Viviamo il tempo speciale del Grande Giubileo Straordinario della Misericordia, indetto con la bolla Misericordiae Vultus, dove leggiamo: «Non sarà inutile in questo contesto richiamare al rapporto tra giustizia e misericordia. Non sono due aspetti in contrasto tra di loro, ma due dimensioni di un’unica realtà che si sviluppa progressivamente fino a raggiungere il suo apice nella pienezza dell’amore… Se Dio si fermasse alla giustizia cesserebbe di essere Dio… La giustizia da sola non basta, e l’esperienza insegna che appellarsi solo ad essa rischia di distruggerla. Per questo Dio va oltre la giustizia con la misericordia e il perdono. Ciò non significa svalutare la giustizia o renderla superflua, al contrario. Chi sbaglia dovrà scontare la pena. Solo che questo non è il fine, ma l’inizio della conversione, perché si sperimenta la tenerezza del perdono.

Dio non rifiuta la giustizia. Egli la ingloba e supera in un evento superiore dove si sperimenta l’amore che è a fondamento di una vera giustizia» (cfr. Misericordiae Vultus, nn. 20 e 21).

Dobbiamo constatare che l’inizio del Giubileo Straordinario della Misericordia è coinciso con l’entrata in vigore del motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus, e così diventa la sua prima “interpretazione spirituale”, ma anche la sua attuazione pratica.

Leggiamo nella Relatio finalis del Sinodo appena trascorso: «La Chiesa rimane vicina ai coniugi il cui legame si è talmente indebolito che si presenta a rischio di separazione. Nel caso in cui si consumi una dolorosa fine della relazione, la Chiesa sente il dovere di accompagnare questo momento di sofferenza, in modo che almeno non si accendano rovinose contrapposizioni tra i coniugi. Particolare attenzione deve essere soprattutto rivolta ai figli, che sono i primi colpiti dalla separazione, perché abbiano a soffrirne meno possibile… È auspicabile che nelle Diocesi si promuovano percorsi di discernimento e coinvolgimento di queste persone… Le coppie devono essere informate sulla possibilità di ricorrere al processo di dichiarazione della nullità del matrimonio. (n. 53.) Per tanti fedeli che hanno vissuto un’esperienza matrimoniale infelice, la verifica dell’invalidità del matrimonio rappresenta una via da percorrere (nn. 53 e 82).

I recenti Motu Proprio Mitis Iudex Dominus Iesus e Mitis et Misericors Iesus hanno condotto ad una semplificazione delle procedure per la eventuale dichiarazione di nullità matrimoniale. Con questi testi, il Santo Padre ha voluto anche «rendere evidente che il Vescovo stesso nella sua Chiesa, di cui è costituito pastore e capo, è per ciò stesso giudice tra i fedeli a lui affidati» (MI, preambolo, III). L’attuazione di questi documenti costituisce dunque una grande responsabilità per gli Ordinari diocesani, chiamati a giudicare loro stessi alcune cause e, in ogni modo, ad assicurare un accesso più facile dei fedeli alla giustizia. Ciò implica la preparazione di un personale sufficiente, composto di chierici e laici, che si consacri in modo prioritario a questo servizio ecclesiale. Sarà pertanto necessario mettere a disposizione delle persone separate o delle coppie in crisi, un servizio d’informazione, di consiglio e di mediazione, legato alla pastorale familiare, che potrà pure accogliere le persone in vista dell’indagine preliminare al processo matrimoniale. (n. 82 = cf. MI, art. 2-3 [Cfr. Sinodo dei Vescovi XIV Assemblea Generale Ordinaria, La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Relazione finale del Sinodo dei Vescovi al Santo Padre Francesco, Città del Vaticano 24 ottobre 2015.

Da quanto autorevolmente ricordato dal Santo Padre e dalla Relatio finalis del Sinodo, emerge con evidenza la premura del Romano Pontefice di venire incontro ai fedeli che vivono con sofferenza il fallimento del loro matrimonio, che vorrebbero avere l’accoglienza e verità sul loro precedente matrimonio, spesso viziato e nullo. Per rispondere a questa esigenza è necessaria l’applicazione della legge di riforma del processo matrimoniale voluta dal Santo Padre Francesco, in vista della salus animarum.

I contenuti e i temi della recente Esortazione post sinodale “Amoris  laetitia” sono i frutti del cammino sinodale. Essa ne incarna perfettamente lo spirito, che non è stato uno scontro tra mozioni congressuali, ma un lungo tratto di strada percorso insieme. Un cammino durato ben due anni che ha interessato ogni diocesi del mondo e ha dato vita a un dibattito vivo, vero, autentico, in cui si è parlato con franchezza. E questo non è poco. Anzi, è tantissimo.

Chi cercherà nell’Amoris laetitia una rivoluzione nel significato mondano del termine non ne troverà traccia. E allo stesso modo chi cercherà la sua negazione, cioè l’affermazione di una qualche forma di conservazione, sarà ugualmente deluso. Per il semplice motivo che questo è il linguaggio mediatico, ma non quello della Chiesa. Il cui unico linguaggio è l’annuncio della buona notizia da cui tutto discende: la venuta al mondo di Gesù e la sua resurrezione; l’amore e la carità; il perdono dei peccati e la misericordia; la testimonianza della fede e la centralità della famiglia.

L’unica vera rivoluzione che si può scorgere tra le pagine dell’esortazione è la rivoluzione della tenerezza che rappresenta non solo una delle categorie più importanti di questo pontificato, ma anche uno dei simboli con cui guardare la famiglia attraverso questo documento.

Un altro elemento che occorre sottolineare è il respiro mondiale dell’Amoris laetitia. Un respiro che, di fatto, non limitandosi solo al contesto occidentale, rappresenta uno sguardo globale alle famiglie di tutto il mondo.

E l’ultimo aspetto che voglio evidenziare è quello dell’accoglienza nella Chiesa che si lega strettamente a quelli dell’accompagnamento e del discernimento. È questo un elemento cruciale che misura, e misurerà, la nostra capacità di amare e di aiutare le famiglie. L’accoglienza, infatti, deve essere rivolta verso tutti: alle famiglie in difficoltà, a quelle che vivono in condizioni di povertà estrema e a quelle che hanno conosciuto la ferita del fallimento matrimoniale. Un’integrazione pastorale necessaria, ma che è impensabile senza la medicina della misericordia e il discernimento del pastore. Si tratta, indubbiamente, di una grande testimonianza di carità, di vicinanza fraterna e di prossimità autentica nei confronti di tutto il popolo di Dio. Senza escludere nessuno.

A questo punto voglio invitare tutti alla lettura dell’esortazione postsinodale Amoris laetitia, con il consiglio del Papa con cui affrontare il testo: «a causa della ricchezza dei due anni di riflessioni che ha apportato il cammino sinodale, la presente Esortazione affronta, con stili diversi, molti e svariati temi. Questo spiega la sua inevitabile estensione. Perciò non consiglio una lettura generale affrettata. Potrà essere meglio valorizzata, sia dalle famiglie sia dagli operatori di pastorale familiare, se la approfondiranno pazientemente una parte dopo l’altra, o se vi cercheranno quello di cui avranno bisogno in ogni circostanza concreta. E’ probabile, ad esempio, che i coniugi si riconoscano di più nei capitoli quarto e quinto, che gli operatori pastorali abbiano particolare interesse per il capitolo sesto, e che tutti si vedano molto interpellati dal capitolo ottavo. Spero che ognuno, attraverso la lettura, si senta chiamato a prendersi cura con amore della vita delle famiglie, perché esse «non sono un problema, sono principalmente un’opportunità». (n. 7).

Concludo con le parole del Papa: «Con intima gioia e profonda consolazione, la Chiesa guarda alle famiglie che restano fedeli agli insegnamenti del Vangelo, ringraziandole e incoraggiandole per la testimonianza che offrono. Grazie ad esse, infatti, è resa credibile la bellezza del matrimonio indissolubile e fedele per sempre. Nella famiglia, “che si può chiamare Chiesa domestica” (Lumen gentium, 11), matura la prima esperienza ecclesiale della comunione tra persone, in cui si riflette, per grazia, il mistero della Santa Trinità. “È qui che si apprende la fatica e la gioia del lavoro, l’amore fraterno, il perdono generoso, sempre rinnovato, e soprattutto il culto divino attraverso la preghiera e l’offerta della propria vita” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1657)». (n. 86).

Grazie per la vostra attenzione.

 
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