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Inaugurazione dell’Anno Giudiziario 06.03.2018

del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Umbro

Relazione del Vicario Giudiziale P. Cristoforo Pawlik OFM Cap.

sull’Attività del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Umbro nel 2017

 

Eminenza Reverendissima Cardinale Gualtiero BASSETTI

Eccellentissimi Arcivescovi e Vescovi,

Mons. Paolo BIANCHI Vicario Giudiziale del TER Lombardo,

Onorevoli Autorità Civili,

Signori Avvocati e Illustri Operatori Giudiziari del Tribunale,

Cari Signore e Signori


Buongiorno e Pace e Bene a Tutti!

Rivolgo un cordiale saluto e ringraziamento a Voi tutti intervenuti che, accogliendo il nostro invito, onorate con la Vostra presenza, la celebrazione dell’Inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2018 del nostro Tribunale.

Consentitemi di ringraziare gli Eccellentissimi Arcivescovi e Vescovi della Regione Ecclesiastica Umbra: abbiamo bisogno della Vostra vicinanza per continuare a fornire un sollecito e puntuale servizio.

È con particolare gratitudine che mi rivolgo a Sua Eminenza Reverendissima Cardinale Gualtiero BASSETTI, Moderatore del nostro Tribunale, che il 24/05/2017 è stato nominato Presidente della CEI, e comunque accompagna con premura la nostra attività.

Vogliamo complimentarci con S. Ecc. Rev.ma Mons. Renato Boccardo, Arcivescovo di Spoleto-Norcia, per la sua recente elezione (8/09/2017) a Presidente della CEU.

Inoltre, vogliamo dare il nostro più cordiale benvenuto a S. Ecc. Rev.ma Mons. Luciano Paolucci Bedini, nuovo Vescovo di Gubbio, che per la prima volta partecipa al nostro Dies annualis.

Un grazie caloroso rivolgo al Mons. Paolo BIANCHI Vicario Giudiziale del TER Lombardo, insigne esperto di Diritto processuale canonico, che ha accettato di partecipare a questa solenne Inaugurazione dell’Anno giudiziario.

Mons. Paolo BIANCHI ha accolto il nostro invito e ci terrà una preziosa prolusione sul tema: “Le Condizioni di Ammissione al Processo Breviore e il Ruolo del Vescovo in tale Forma Processuale”, la vera novità del MP Mitis Iudex Dominus Iesus con cui Papa Francesco nel 2015 ha riformato il processo di nullità matrimoniale. Sono convinto che la Sua relazione per tutti noi sarà un vero arricchimento.

Con viva cordialità porgo il mio benvenuto a Mons. Roberto Malpelo, Vicario Giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Regionale Etrusco - per noi il Tribunale ordinario d’appello - e a Don Pedro Daniel Dalio venuti da Firenze.

Un saluto a Don Mario Colabianchi nuovamente nominato Vicario Giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Regionale Piceno e altri venuti dalle Marche.

Benvenuto a Mons. Pasquale Larocca, Vicario Giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese.

Sono grato a tutti i miei collaboratori che nei vari ruoli: Cancelliere, Giudici, D.V. Patroni stabili, Periti e personale dipendente, che si impegnano per il buon andamento del Tribunale. Ringrazio il Signore per avermeli affiancati, perché grazie a loro si sono potuti ottenere i risultati che esporrò.

SINTESI DELL’ATTIVITÀ DEL TEIU NELL’ANNO 2017

È mio gradito compito, ora, riferire sull’attività svolta dal nostro Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Umbro di prima istanza, competente per le cause di nullità matrimoniale per le Arcidiocesi e le Diocesi in Umbria, nell’anno 2017:

A pag. 5 del libretto: Cause di nullità pendenti al 31/12/2016 erano 93.

Nel corso dell’anno 2017 sono state introdotte n. 106 cause di N.M. e nessun Super Rato. NB. Tra le cause di nullità trattate dal TEIU 1 è stata introdotta e trattata con rito breviore e 1 documentale.

Nel 2017 sono state portate a termine n. 104 cause di N.M., compresa breviore e documentale, di cui 102 con sentenza affermativa, 1 con sentenza negativa e 1 causa è stata archiviata per la morte della Parte convenuta.

Al 31/12/2017 risultavano pendenti 95 cause NM e nessuna richiesta di dispensa super rato, di cui: 9 = prossime alla sentenza, 14 = in fase dibattimentale; 35 = giacenti presso i Periti; 36 = in fase istruttoria e 1 sospesa.

Ora, vogliamo brevemente soffermarci sui CAPI DI NULLITÀ ACCUSATI, CON I RISPETTIVI PRONUNCIAMENTI:

 

CAPI DI NULLITÀ

Ex can.

Aff.

Neg.

Esclusione indissolubilità 1101 § 2 5 -

Esclusione della prole

1101 § 2

5

8

Esclusione della fedeltà

1101 § 2

1

1

Incapacità

1095 n. 2

44

1

Incapacità

1095 n. 3

1

-

Incapacità

1095 nn. 2 e 3

55

9

Difetto di forma canonica

1108§1   1111§2

1

-


Come ben noto la causa di nullità matrimoniale può essere presentata per più capi, che comunque devono essere trattati singolarmente, in quanto basta che sia provato un solo capo di nullità per dichiarare nullo il matrimonio. Così complessivamente abbiamo avuto nel 2017 ben 112 decisioni affermative e 19 negative che complessivamente danno 131 decisioni, che vanno ben oltre le statistiche riferite al numero delle cause introdotte e decise. Questo confronto rende meglio l’opera del nostro Tribunale nel 2017.


Durata del processo di 1a istanza

N. cause

Meno di sei mesi

6

Da sei mesi ad un anno

64

Da un anno ad un anno e mezzo

29

Da un anno e mezzo a due anni

3

Oltre due anni

2

È importante rilevare che oltre alla breve durata del processo di nullità si è raggiunta anche una rapida stesura delle sentenze a conferma che si è tenuto a dare risposte puntuali alle domande, nell’arco di un mese nel rispetto dei cann. 1453 e 1610 §3.

Dobbiamo invece migliorare i tempi delle perizie per evitare il protrarsi delle cause oltre i tempi canonici. Qui il mio appello a tutti i periti di rispettare i termini di quattro mesi per l’espletamento delle perizie che partono dalla data della nomina. A tal proposito aggiungo che negli altri Tribunali Ecclesiastici Italiani il tempo concesso per la perizia va da 2 a 3 mesi dalla nomina.

I COSTI DELLE CAUSE E ATTIVITÀ DEI PATRONI

Nonostante come tante volte ripetuto da diverse autorevoli fonti e in questa sede, purtroppo ancora oggi circolano notizie infondate riguardo ai costi delle cause per ottenere la dichiarazione di nullità matrimoniale. Per questo tante persone sono scoraggiate, diffidenti fino a rinunciare in partenza ad accostarsi al Tribunale Ecclesiastico per introdurre la causa, pur avendone diritto e motivi validi.

Per questo motivo torno a ricordare e ribadire con fermezza, perché ne siano informati tutti i qui presenti e altri che potranno leggere questa nota esplicativa, che il contributo delle parti alle spese processuali è il seguente:

  • la parte attrice che invoca il ministero del Tribunale, è tenuta a versare €525,00 al momento della presentazione del libello;
  • la parte convenuta non è tenuta ad alcun contributo, ove partecipi all’istruttoria e SOLO nel caso in cui si costituisce è tenuta a versare €262,50.

Ricordo che nella Chiesa la giustizia è accessibile a tutti senza distinzione, tanto è vero che anche quest’anno tante persone, trovandosi in difficoltà hanno chiesto ed ottenuto la riduzione o l’esonero dal contributo dovuto per le spese processuali. Ne è la prova: (47 sono stati gli esonerati totali; 22 le riduzioni; 37 P.A. e 3 P.C. hanno contribuito regolarmente).

Questo ci è possibile perché siamo finanziati dall’otto per mille. Qui l’appello che rivolgo a tutti di scegliere, nella prossima e successive dichiarazioni dei redditi, la destinazione dell’otto per mille per la Chiesa Cattolica, per contribuire anche al nostro servizio.

Circa il numero delle CAUSE INTRODOTTE NEL 2017 (a pag. 6 del libretto) si nota che ben 97 sono state patrocinate dai Patroni stabili (dove le parti non hanno dovuto sborsare neppure un centesimo per l’avvocato, che è totalmente retribuito dal Tribunale); e solo 9 sono state introdotte dai Patroni di fiducia.

Per chiarezza ritengo utile ricordare che, per le Norme CEI, l’onorario complessivo per il patrocinio dell’avvocato di fiducia nel primo grado: va dal min. di € 1575,00 – al max. di € 2.992,00 e nel processo di appello ai suddetti onorari si aggiungono: da un min. di € 604,00 – ad un max. di € 1.207,00, che non sono cifre impossibili per chi lavora e ha uno stipendio. A scanso di equivoci aggiungo che gli avvocati di fiducia, sono obbligati a presentare la nota spese, giustificando le voci e le cifre, che vengono da noi inviate ai loro assistiti, per avere la conferma, e per vigilare sulle richieste che non eludano i criteri di buon senso e l’honesta mercede, un principio irrinunciabile della morale cattolica cristiana, che prevede per chi lavora il diritto alla giusta ricompensa.

A pag. 19 del libretto: Troverete in dettaglio l’attività dei Patroni stabili


Riepilogo dell’attività dei Patroni stabili nel 2017

 

Nr. casi

Consulenze effettuate

668

Casi esaminati

184

Cause di nullità:

Pendenti al 31.12.2016 = 23 + 49

72

Introdotte nel 2017 = 44 + 53

97

Patrocinio alla P.C

1

Trattate = 67 + 102

169

Definite = 26 + 59

85

Pendenti al 31.12.2017 = 41 + 43

84

Il confronto numerico riportato ci ricorda la gravità della crisi economica della nostra società, che nonostante i proclami della campagna elettorale alla quale abbiamo recentemente assistito, non migliora. Di fronte alla vera emergenza devo elogiare l’impagabile impegno dei nostri due Patroni stabili, che non si risparmiano, anzi con ammirevole dedizione e abnegazione vengono incontro alle numerosissime richieste di consulenza e patrocinio dei fedeli.

Allo stato attuale non ci sono norme o disposizioni che definiscano o limitino il ricorso ai patroni stabili. Da una parte ne soffrono i patroni di fiducia, avvocati ecclesiastici che hanno investito tempo e denaro per servire i fedeli con situazioni matrimoniali fallite, e oggi non hanno “clienti”, vivendo anch’essi un grave disagio economico. Dall’altra, però, i patroni stabili sono l’esempio e la testimonianza della gratuità dei procedimenti matrimoniali, accessibili a tutti, indigenti e benestanti, senza distinzione. Grazie carissimi Patroni Stabili perché con il Vostro operato e l’esempio date viva testimonianza della gratuità, dell’ascolto e dell’accoglienza della Chiesa ai fedeli bisognosi di verità sul loro matrimonio.

RIFLESSIONI E CONSIDERAZIONI PRATICHE:

Quest’anno, nel suo tradizionale Discorso alla Rota Romana (ndr invito tutti alla lettura integrale del testo), papa Francesco ha posto l’attenzione sull’importanza della coscienza nel dichiarare la nullità o la validità del vincolo matrimoniale. «L’ambito della coscienza è stato molto caro ai Padri degli ultimi due Sinodi dei Vescovi, ricorda Papa Francesco – ed è risuonato in modo significativo nell’Esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia. Ciò è derivato dalla consapevolezza che il Successore di Pietro e i Padri sinodali hanno maturato circa l’impellente necessità di ascolto, da parte dei Pastori della Chiesa, delle istanze e delle attese di quei fedeli i quali hanno reso la propria coscienza muta e assente per lunghi anni e, in seguito, sono stati aiutati da Dio e dalla vita a ritrovare un po’ di luce, rivolgendosi alla Chiesa per avere la pace della loro coscienza.

La fede è luce che illumina – precisa il Papa – non solo il presente ma anche il futuro: matrimonio e famiglia sono il futuro della Chiesa e della società. È necessario pertanto favorire uno stato di catecumenato permanente, affinché la coscienza dei battezzati sia aperta alla luce dello Spirito. L’intenzione sacramentale non è mai frutto di un automatismo, ma sempre di una coscienza illuminata dalla fede, come il risultato di una combinazione tra umano e divino. In questo senso, l’unione sponsale può dirsi vera solo se l’intenzione umana degli sposi è orientata a ciò che vogliono Cristo e la Chiesa». (Cfr. Allocuzione alla Rota Romana, 29/01/2018).

NB. Mentre negli altri Sacramenti il Ministro celebrante è il vescovo o il sacerdote, invece per il Matrimonio i celebranti sono gli stessi sposi nel momento in cui manifestano e si scambiano il consenso[1]; il sacerdote accoglie il consenso e celebra la Messa Nuziale, ma non è lui a “sposare”. Infatti nel Rito del Matrimonio il sacerdote non pronuncia frasi che “sposano”, ma “assiste” e ratifica le dichiarazioni dei coniugi.

Alla luce dell’insegnamento Pontificio, la mancanza della fede, la lontananza dalla pratica religiosa e la vita vissuta nell’opposizione ai principi morali cristiani, ecc. (elementi che in buona parte possono essere verificati e provati con l’istruttoria canonica), incidono o almeno possono incidere gravemente sul consenso matrimoniale, che non può più essere inteso – come insegna Papa Francesco – come un “automatismo (=ex opere operato[2]), ma esige sempre per la sua validità «una coscienza illuminata dalla fede (ossia l’intenzione di fare davvero ciò che fa la Chiesa[3]), come il risultato di una combinazione tra umano e divino».

A queste condizioni risulta ovvio che «la coscienza assume un ruolo decisivo nelle scelte impegnative che i fidanzati devono affrontare per accogliere e costruire l’unione coniugale e quindi la famiglia secondo il disegno di Dio».

Di conseguenza la mancanza della fede può costituire una causa simulandi, dove gli sposi formalmente compiono un rito nuziale, senza però (ac)cogliere tutti i beni e le proprietà del matrimonio e così, di fatto, simulano il consenso matrimoniale. In tal caso le persone compiono un atto solo per iocum = per gioco (dal latino iocus = scherzo, burla, gioco), simulando e fingendo di sposarsi, ma di fatto non producono alcun effetto. In altre parole, alla luce dell’insegnamento di Papa Francesco, non si può pretendere che l’intenzione umana generale nel consenso matrimoniale sia identificata automaticamente “a ciò che vogliono Cristo e la Chiesa”.

Ovviamente bisogna approfondire e comprendere bene il livello della fede minima e necessaria, cosa assai difficile, per dar vita al sacramento del matrimonio, che non possiamo affrontare e risolvere in questa sede. Speriamo che la dottrina e la giurisprudenza, in un breve lasso di tempo, ci diano aiuti e indicazioni certe per applicare bene la Legge canonica e gli insegnamenti pratici sul matrimonio di Papa Francesco.

«In ordine alla dichiarazione di nullità o validità del vincolo matrimoniale, – ricorda ancora Papa Francesco – voi (ndr giudici) vi ponete, in certo senso, come esperti della coscienza dei fedeli cristiani. In questo ruolo, siete chiamati ad invocare incessantemente l’assistenza divina per espletare con umiltà e misura il grave compito affidatovi dalla Chiesa, manifestando così la connessione tra la certezza morale, che il giudice deve raggiungere ex actis et probatis, e l’ambito della sua coscienza, noto unicamente allo Spirito Santo e da Lui assistito. Grazie alla luce dello Spirito vi è dato, infatti, di entrare nell’ambito sacro della coscienza dei fedeli

Cari giudici della Rota Romana, la stretta connessione tra l’ambito della coscienza e quello dei processi matrimoniali di cui quotidianamente vi occupate, – insiste il Sommo Pontefice – chiede di evitare che l’esercizio della giustizia venga ridotto a un mero espletamento burocratico. Se i tribunali ecclesiastici cadessero in questa tentazione, tradirebbero la coscienza cristiana. (…) Tale opera deve svolgersi nella sapienza e nella ricerca della verità: solo così la dichiarazione di nullità produce una liberazione delle coscienze». (Cfr. Allocuzione alla Rota Roman, c.a.).

Alla luce delle parole del Sommo Pontefice abbiamo la consapevolezza che le procedure canoniche eseguite con equità garantiscono la Giustizia, la Verità, la Carità ai fedeli che chiedono una risposta autorevole e autentica che dia le soluzioni ai loro fallimenti matrimoniali e non semplicemente risposte sbrigative, affermazioni che non portano la pace desiderata e auspicata, non “liberano le coscienze” – così come si è espresso il Santo Padre –, ma lasciano lo spazio ai dubbi, timori e perplessità di non essere stati trattati seriamente. Le vigenti procedure canoniche non sono cavillose e «l’esercizio della giustizia non è ridotto a un mero espletamento burocratico», non perseguitano la gente e non impediscono di ottenere la Giustizia con la “G” maiuscola nei tempi ragionevoli.

Vi assicuro che, chi lavora nel Tribunale ecclesiastico non è prevenuto né insensibile alle sofferenze dei fedeli, anzi è molto attento e aperto alle indicazioni del Magistero Autentico, ma nello stesso tempo non può fingere e applicare soluzioni solo apparenti, (il c.d. buonismo) che non risolvono il problema di fondo, ovvero la Fede in Dio e nella Chiesa, con i suoi Sacramenti che sono e rimangono fonte genuina di Grazia.

CONCLUSIONE

Mi permetto, in conclusione, di ribadire che, noi Giudici e tutti gli operatori di QNT, nell’arduo e delicato compito di giudicare, abbiamo cercato di farlo sempre guidati dal senso della carità pastorale, attenti, secondo le indicazioni pontificie, affinché la Fede della Chiesa nel Sacramento del Matrimonio non venga disattesa.

Voglio, infine, riaffermare la piena collaborazione di tutti gli Operatori del Tribunale con i nostri Vescovi e con tutti coloro che nelle varie diocesi, sotto la guida dei Pastori, si dedicano alla preparazione dei nubendi e al sostegno delle famiglie.

A tutti: Giudici, Difensori del Vincolo, Cancelliere, Notai, Periti, Avvocati, la più viva gratitudine e l’augurio di buon lavoro. Grazie!

Ora chiediamo a S. Em. Rev.ma Card. Gualtiero BASSETTI, Moderatore del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Umbro, di voler benedire il nostro lavoro e dichiarare Solennemente Aperto l’Anno Giudiziario 2018 del nostro Tribunale.



[1] Cfr. CCC n. 1623: Secondo la tradizione latina, sono gli sposi, come ministri della grazia di Cristo, a conferirsi mutuamente il sacramento del Matrimonio esprimendo davanti alla Chiesa il loro consenso. (v. Papa Francesco, Es. Ap. Amoris Laetitia, n. 75).

[2] Cfr. CCC, n. 1128: “È questo il significato dell’affermazione della Chiesa: i sacramenti agiscono ex opere operato (lett. «per il fatto stesso che l’azione viene compiuta»), cioè in virtù dell’opera salvifica di Cristo, compiuta una volta per tutte. Ne consegue che «il sacramento non è realizzato dalla giustizia dell’uomo che lo conferisce o lo riceve, ma dalla potenza di Dio». Quando un sacramento viene celebrato in conformità all’intenzione della Chiesa, la potenza di Cristo e del suo Spirito agisce in esso e per mezzo di esso, indipendentemente dalla santità personale del ministro. Tuttavia i frutti dei sacramenti dipendono anche dalle disposizioni di colui che li riceve”.

[3] La sana teologia insegna che l’intenzione oggettiva del Ministro, per rendere valido il sacramento, consiste nel fare ciò che fa la Chiesa (Concilio di Trento, DS 1611). [Questa formula era già stata usata dal 1414 al 1418 nel Concilio di Costanza (DS 1262), dal 1438 al 1445 nel Concilio di Firenze, e dopo il Concilio tridentino sarà usata nel 1690 nel Decreto contro i Giansenisti (DS 2328) ed infine da LEONE XIII nella Lettera Apostolicae curae del 1896 (DS 3318)] e non consiste nel credere ciò che essa crede e insegna, cosa che renderebbe la validità dei sacramenti soggetta a una miriade di dubbi negativi e soggettivi, i quali porterebbero allo scrupolo universale. Quindi dalla premessa, realmente fondata, dei suddetti teologi non si può dedurre la conclusione, indebita, della invalidità in sé dei nuovi Riti dei sacramenti, ma al massimo si può arguire che la nozione teologica dei Ministri post-conciliari riguardo ai sacramenti non sempre sia in sintonia con quella della Chiesa, il che, però, non invalida di per sé il sacramento, anche se può portare il Ministro al peccato grave contro la fede e all’eresia personale. In breve il sacramento è valido in sé, ma potrebbe essere gravemente illecito da parte del ministro.

 


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