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Saluto di S. Em.za Rev.ma Sig. Card. Gualtiero BASSETTI

Arcivescovo Metropolita di Perugia – Città della Pieve

Presidente della Conferenza Episcopale Umbra

Moderatore del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Umbro

 

Desidero rinnovare e confermare a tutti gli operatori del nostro Tribunale, l’apprezzamento non solo mio, ma di noi Vescovi (mi fa piacere che siamo diversi presenti della Conferenza) e in particolare al nostro vicario giudiziale, p. Cristoforo.

Soltanto poche parole, magari anche fuori tema, che mi stanno a cuore, che voglio trasmettere, prima di entrare nel merito della prolusione e degli approfondimenti.

Viviamo ancora un tempo speciale dopo la chiusura del Grande Giubileo Straordinario della Misericordia, ma lo spirito e le opere della misericordia non si sono esaurite nell’Anno giubilare: devono continuare. L’anno del Grande Giubileo della Misericordia dovrebbe essere visto e interpretato come un tempo di aggiornamento e di rinnovamento. In fondo o è un motore che muove tutte le realtà, veramente sotto questo denominatore comune della misericordia, oppure è un evento grandioso, ma noi siamo abituati agli eventi, passano: l’Anno della Fede è passato, l’Anno della Vita religiosa è passato. Non vorrei che si dicesse che il Grande Giubileo… Questo non può passare, perché deve rimanere come un motore che muove tutta la Chiesa e il grande cuore della Chiesa. Infatti, scrive Papa Francesco nella Lettera Apostolica Misericordia et misera: “La misericordia non può essere una parentesi nella vita della Chiesa, ma costituisce la sua stessa esistenza, che rende manifesta e tangibile la verità profonda del Vangelo. Tutto si rivela nella misericordia; tutto si risolve nell’amore misericordioso del Padre (n.1).

Abbiamo celebrato un Anno intenso, (anche nelle nostre diocesi) durante il quale ci è stata donata con abbondanza la grazia della misericordia. (quella Porta Santa che il Papa ha detto ora è chiusa all’interno della Chiesa, ma deve sempre rimanere aperta verso l’esterno per accogliere tutti).

In un momento particolare come il nostro, – sono ancora le parole del Papa – che tra tante crisi vede anche quella della famiglia, è importante che giunga una parola di forza consolatrice alle nostre famiglie. (ha fatto tanta tenerezza quella bambina nella carrozzina, che era un po’ diventata la figlia di tutti noi, che passavamo lì, una carezza. Stava tranquilla, dormiva, riposava…. il dono di un figlio).

Il dono del matrimonio è una grande vocazione a cui, con la grazia di Cristo, corrispondere nell’amore generoso, fedele e paziente. La bellezza della famiglia – dice il Papa – permane immutata, nonostante tante oscurità e proposte alternative: “La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è il giubilo della Chiesa” (è bello questo). La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie sono il giubilo della Chiesa. Il sentiero della vita che porta un uomo e una donna a incontrarsi, amarsi, e davanti a Dio a promettersi fedeltà per sempre, è spesso interrotto da sofferenza, tradimento e solitudine. La gioia per il dono dei figli non è immune dalle preoccupazioni dei genitori riguardo alla loro crescita e formazione, riguardo a un futuro degno di essere vissuto intensamente» (n.14). Lo dicevo con alcuni di voi, bisogna veramente ritornare a quello che è stato il tema fondamentale del decennio nel quale siamo ancora coinvolti dal 10 al 20, il tema dell’Educazione: Educare alla vita buona del Vangelo. Vi ricordate. Non è tramontato questo tema. Io anche all’ultimo Consiglio Permanente della CEI ho raccomandato che si ritornasse, perché se nella Chiesa, catechisti, sacerdoti si smette di educare, se nelle famiglie si smette di educare, noi poi abbiamo le situazioni deleterie che ci stanno davanti. È irrinunciabile il compito dell’educazione. L’ho detto alla CEI, riproponetelo con forza per la fine della seconda metà di questo decennio.

Il Santo Padre Francesco, nell’Allocuzione alla Rota Romana di quest’anno – da meditare e applicare da tutti gli operatori della pastorale della famiglia – ci ha ricordato che “occorre grande coraggio a sposarsi nel tempo in cui viviamo”. E lo disse, se vi ricordate quando per la prima volta venne ad Assisi, che parlò ai giovani nella Piazza di Santa Maria. Disse proprio che occorre il coraggio per sposarsi. “Quanti hanno la forza e la gioia di compiere questo passo importante – dice il Papa – devono sentire accanto a loro l’affetto e la vicinanza concreta della Chiesa”. Anche perché “le esperienze di fede di coloro che richiedono il matrimonio cristiano sono molto diverse”: alcuni “partecipano attivamente alla vita della parrocchia”; altri “vi si avvicinano per la prima volta”; alcuni “hanno una vita di preghiera anche intensa”. Poi ci sono coloro che sono invece “guidati da un più generico sentimento religioso”, si avvicinano anch’esse al matrimonio, insieme alle persone addirittura “lontane dalla fede o carenti di fede”.

Di fronte a questa situazione, occorre trovare dei “validi rimedi”, afferma Papa Francesco. Il primo è, senza dubbio, la “formazione dei giovani, mediante un adeguato cammino di preparazione volto a riscoprire il matrimonio e la famiglia secondo il disegno di Dio”. Oggi più che mai, una preparazione del genere “si presenta come una vera e propria occasione di evangelizzazione degli adulti e, spesso, dei cosiddetti lontani”, il Papa rimarca la Familiaris consortio di S. Giovanni Paolo II sottolineando la necessità di “nuovo catecumenato”.

Di pari passo, come secondo rimedio, va fornito ai novelli sposi l’aiuto “a proseguire il cammino nella fede e nella Chiesa anche dopo la celebrazione del matrimonio. È necessario individuare, con coraggio e creatività, un progetto di formazione per i giovani sposi con iniziative volte ad una crescente consapevolezza del sacramento ricevuto”. L’accompagnamento e l’integrazione sono poi gli ultimi capitoli dell’Amoris laetitia.

Tutta la comunità cristiana ha il compito di “accogliere, accompagnare e aiutare” le giovani coppie, “offrendo occasioni e strumenti”.

Troppo spesso “i giovani sposi – ricorda il Papa – vengono lasciati a sé stessi, magari per il semplice fatto che si fanno vedere meno in parrocchia; ciò avviene soprattutto con la nascita dei bambini”. Al contrario, è “proprio in questi primi momenti della vita familiare che occorre garantire maggiore vicinanza”.

“Non possiamo dimenticare che ognuno porta con sé la ricchezza e il peso della propria storia, che lo contraddistingue da ogni altra persona. – ancora il Papa – La nostra vita, con le sue gioie e i suoi dolori, è qualcosa di unico e irripetibile, che scorre sotto lo sguardo misericordioso di Dio (Lettera Apostolica Misericordia et misera, n.14).

Comprendere adeguatamente questi richiami del Santo Padre è indispensabile per valutare e giudicare sulla validità del matrimonio legiferati dalla norma canonica da applicare con equità e carità. Il giudice ecclesiastico deve imparare l’arte del discernimento, – quanto ci insite il Papa – l’impegno di accompagnare quanti sono feriti, la creatività pastorale per integrare tutti nella comunione con Dio e con la Chiesa come ci ha recentemente ricordato il cardinale Beniamino Stella – e davanti alla varietà della realtà matrimoniale e alle situazioni complesse di tante famiglie dobbiamo avere sempre il coraggio di proporre la verità evangelica». Questo non sempre va secondo corrente. La verità evangelica è l’unica verità da raggiungere e praticare, che giustamente viene recepita dal Codex nel principio della “salus animarum”, come ratio evangelica e assoluto principio ispiratore dell’intero ordinamento canonico.

Papa Francesco richiama tutta la Chiesa ad osservare questa prerogativa fondamentale del Vangelo e ci invita, con l’insegnamento e con l’esempio, a seguire il Maestro, che non è venuto a giudicare, ma a salvare il mondo (Gv 3,17; 12,47). Grazie.

 


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