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Saluto di S. Em.za Rev.ma

Sig. Card. Gualtiero BASSETTI

 

Rivolgo a tutti un saluto ed un grazie per la vostra partecipazione a questo solenne Dies Annualis del Tribunale Ecclesiastico Regionale Umbro.

Un cordiale benvenuto ai Confratelli nell’Episcopato della Conferenza Episcopale dell’Umbria.

Con profonda stima e amicizia mi rivolgo a sua Eccellenza Mons. Pio Vito PINTO, Decano della Rota Romana; insieme abbiamo partecipato all’ultimo Sinodo sulla famiglia. Grazie Carissimo Decano per aver accettato l’invito del nostro Tribunale a presenziare questo incontro e per la disponibilità di spiegarci il motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus, con cui Papa Francesco ha riformato il processo canonico di nullità matrimoniale, insieme alle indicazioni e istruzioni pratiche per la sua attuazione.

In tale circostanza, desidero rinnovare e confermare a tutti gli operatori del nostro Tribunale la stima e l’apprezzamento per il servizio che svolgono presso il nostro Tribunale Ecclesiastico, per la salus animarum.

Saluto tutte le Autorità civili di diverso grado e competenza, le Autorità Accademiche e le altre rappresentanze, che accogliendo il nostro invito, ci onorano della loro presenza.

Personalmente non intendo fare una relazione sull’attività del Tribunale, che presenterà il nostro vicario, padre Cristoforo, ma vorrei soffermarmi su alcuni principi pastorali riguardanti la vita matrimoniale, irrinunciabili sia per la Chiesa, che per la società civile.

Viviamo il tempo speciale del Grande Giubileo Straordinario della Misericordia, indetto con la bolla Misericordiae Vultus, dove leggiamo: «Non sarà inutile in questo contesto richiamare al rapporto tra giustizia e misericordia. Non sono due aspetti in contrasto tra di loro, ma due dimensioni di un’unica realtà che si sviluppa progressivamente fino a raggiungere il suo apice nella pienezza dell’amore… Se Dio si fermasse alla giustizia cesserebbe di essere Dio… La giustizia da sola non basta, e l’esperienza insegna che appellarsi solo ad essa rischia di distruggerla. Per questo Dio va oltre la giustizia con la misericordia e il perdono. Ciò non significa svalutare la giustizia o renderla superflua, al contrario. Chi sbaglia dovrà scontare la pena. Solo che questo non è il fine, ma l’inizio della conversione, perché si sperimenta la tenerezza del perdono.

Dio non rifiuta la giustizia. Egli la ingloba e supera in un evento superiore dove si sperimenta l’amore che è a fondamento di una vera giustizia» (cfr. Misericordiae Vultus, nn. 20 e 21).

Dobbiamo constatare che l’inizio del Giubileo Straordinario della Misericordia è coinciso con l’entrata in vigore del motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus, e così diventa la sua prima “interpretazione spirituale”, ma anche la sua attuazione pratica.

Leggiamo nella Relatio finalis del Sinodo appena trascorso: «La Chiesa rimane vicina ai coniugi il cui legame si è talmente indebolito che si presenta a rischio di separazione. Nel caso in cui si consumi una dolorosa fine della relazione, la Chiesa sente il dovere di accompagnare questo momento di sofferenza, in modo che almeno non si accendano rovinose contrapposizioni tra i coniugi. Particolare attenzione deve essere soprattutto rivolta ai figli, che sono i primi colpiti dalla separazione, perché abbiano a soffrirne meno possibile… È auspicabile che nelle Diocesi si promuovano percorsi di discernimento e coinvolgimento di queste persone… Le coppie devono essere informate sulla possibilità di ricorrere al processo di dichiarazione della nullità del matrimonio. (n. 53.) Per tanti fedeli che hanno vissuto un’esperienza matrimoniale infelice, la verifica dell’invalidità del matrimonio rappresenta una via da percorrere (nn. 53 e 82).

I recenti Motu Proprio Mitis Iudex Dominus Iesus e Mitis et Misericors Iesus hanno condotto ad una semplificazione delle procedure per la eventuale dichiarazione di nullità matrimoniale. Con questi testi, il Santo Padre ha voluto anche «rendere evidente che il Vescovo stesso nella sua Chiesa, di cui è costituito pastore e capo, è per ciò stesso giudice tra i fedeli a lui affidati» (MI, preambolo, III). L’attuazione di questi documenti costituisce dunque una grande responsabilità per gli Ordinari diocesani, chiamati a giudicare loro stessi alcune cause e, in ogni modo, ad assicurare un accesso più facile dei fedeli alla giustizia. Ciò implica la preparazione di un personale sufficiente, composto di chierici e laici, che si consacri in modo prioritario a questo servizio ecclesiale. Sarà pertanto necessario mettere a disposizione delle persone separate o delle coppie in crisi, un servizio d’informazione, di consiglio e di mediazione, legato alla pastorale familiare, che potrà pure accogliere le persone in vista dell’indagine preliminare al processo matrimoniale. (n. 82 = cf. MI, art. 2-3 [Cfr. Sinodo dei Vescovi XIV Assemblea Generale Ordinaria, La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Relazione finale del Sinodo dei Vescovi al Santo Padre Francesco, Città del Vaticano 24 ottobre 2015.

Da quanto autorevolmente ricordato dal Santo Padre e dalla Relatio finalis del Sinodo, emerge con evidenza la premura del Romano Pontefice di venire incontro ai fedeli che vivono con sofferenza il fallimento del loro matrimonio, che vorrebbero avere l’accoglienza e verità sul loro precedente matrimonio, spesso viziato e nullo. Per rispondere a questa esigenza è necessaria l’applicazione della legge di riforma del processo matrimoniale voluta dal Santo Padre Francesco, in vista della salus animarum.

I contenuti e i temi della recente Esortazione post sinodale “Amoris  laetitia” sono i frutti del cammino sinodale. Essa ne incarna perfettamente lo spirito, che non è stato uno scontro tra mozioni congressuali, ma un lungo tratto di strada percorso insieme. Un cammino durato ben due anni che ha interessato ogni diocesi del mondo e ha dato vita a un dibattito vivo, vero, autentico, in cui si è parlato con franchezza. E questo non è poco. Anzi, è tantissimo.

Chi cercherà nell’Amoris laetitia una rivoluzione nel significato mondano del termine non ne troverà traccia. E allo stesso modo chi cercherà la sua negazione, cioè l’affermazione di una qualche forma di conservazione, sarà ugualmente deluso. Per il semplice motivo che questo è il linguaggio mediatico, ma non quello della Chiesa. Il cui unico linguaggio è l’annuncio della buona notizia da cui tutto discende: la venuta al mondo di Gesù e la sua resurrezione; l’amore e la carità; il perdono dei peccati e la misericordia; la testimonianza della fede e la centralità della famiglia.

L’unica vera rivoluzione che si può scorgere tra le pagine dell’esortazione è la rivoluzione della tenerezza che rappresenta non solo una delle categorie più importanti di questo pontificato, ma anche uno dei simboli con cui guardare la famiglia attraverso questo documento.

Un altro elemento che occorre sottolineare è il respiro mondiale dell’Amoris laetitia. Un respiro che, di fatto, non limitandosi solo al contesto occidentale, rappresenta uno sguardo globale alle famiglie di tutto il mondo.

E l’ultimo aspetto che voglio evidenziare è quello dell’accoglienza nella Chiesa che si lega strettamente a quelli dell’accompagnamento e del discernimento. È questo un elemento cruciale che misura, e misurerà, la nostra capacità di amare e di aiutare le famiglie. L’accoglienza, infatti, deve essere rivolta verso tutti: alle famiglie in difficoltà, a quelle che vivono in condizioni di povertà estrema e a quelle che hanno conosciuto la ferita del fallimento matrimoniale. Un’integrazione pastorale necessaria, ma che è impensabile senza la medicina della misericordia e il discernimento del pastore. Si tratta, indubbiamente, di una grande testimonianza di carità, di vicinanza fraterna e di prossimità autentica nei confronti di tutto il popolo di Dio. Senza escludere nessuno.

A questo punto voglio invitare tutti alla lettura dell’esortazione postsinodale Amoris laetitia, con il consiglio del Papa con cui affrontare il testo: «a causa della ricchezza dei due anni di riflessioni che ha apportato il cammino sinodale, la presente Esortazione affronta, con stili diversi, molti e svariati temi. Questo spiega la sua inevitabile estensione. Perciò non consiglio una lettura generale affrettata. Potrà essere meglio valorizzata, sia dalle famiglie sia dagli operatori di pastorale familiare, se la approfondiranno pazientemente una parte dopo l’altra, o se vi cercheranno quello di cui avranno bisogno in ogni circostanza concreta. E’ probabile, ad esempio, che i coniugi si riconoscano di più nei capitoli quarto e quinto, che gli operatori pastorali abbiano particolare interesse per il capitolo sesto, e che tutti si vedano molto interpellati dal capitolo ottavo. Spero che ognuno, attraverso la lettura, si senta chiamato a prendersi cura con amore della vita delle famiglie, perché esse «non sono un problema, sono principalmente un’opportunità». (n. 7).

Concludo con le parole del Papa: «Con intima gioia e profonda consolazione, la Chiesa guarda alle famiglie che restano fedeli agli insegnamenti del Vangelo, ringraziandole e incoraggiandole per la testimonianza che offrono. Grazie ad esse, infatti, è resa credibile la bellezza del matrimonio indissolubile e fedele per sempre. Nella famiglia, “che si può chiamare Chiesa domestica” (Lumen gentium, 11), matura la prima esperienza ecclesiale della comunione tra persone, in cui si riflette, per grazia, il mistero della Santa Trinità. “È qui che si apprende la fatica e la gioia del lavoro, l’amore fraterno, il perdono generoso, sempre rinnovato, e soprattutto il culto divino attraverso la preghiera e l’offerta della propria vita” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1657)». (n. 86).

Grazie per la vostra attenzione.

 


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