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Introduzione del Vicario Giudiziale TERU

P. Cristoforo Pawlik OFM Cap.

Inaugurazione Anno Giudiziario 22.02.2011

Eminentissimo e Reverendissimo Signor Cardinale

Eccellentissimi Arcivescovi e Vescovi,

Autorità Civili e religiose,

Operatori del Tribunale, Gentilissimi Signori e Signore

È una gioia immensa vedervi così numerosi e attenti al ruolo che il Tribunale Ecclesiastico Regionale Umbro svolge nell’ambito della pastorale matrimoniale e famigliare delle varie Diocesi della Regione Ecclesiastica Umbra. La vostra presenza ci onora.

Consentitemi di ringraziare gli Eccellentissimi Arcivescovi e Vescovi della Regione Ecclesiastica Umbra. Grazie per la particolare attenzione e il forte interessamento nei confronti del Tribunale. Particolare gratitudine a Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Gualtiero BASSETTI, Moderatore del nostro Tribunale, che accompagna con premura la nostra attività e, oltre a dimostrare totale disponibilità alle richieste e alle proposte che vengono sottoposte alla sua attenzione, segue sempre con particolare cura l’andamento del Tribunale.

Un grazie, caloroso rivolgo a S. Em. Rev.ma Sig. Card. Fortunato BALDELLI, Penitenziere Maggiore di Sua Santità. Eminenza, non trovo parole per ringraziarLa! Ogni espressione mi sembra inadeguata! Devo ringraziare, l’Eminenza Vostra, per l’accoglienza cordiale che mi ha riservata presso il Suo Ufficio quando, insieme al mio predecessore, Mons. Pierluigi Rosa, sono venuto a invitarLa! La Sua grande disponibilità e la semplicità evangelica che emana la sua persona, mi hanno dato la testimonianza dell’uomo di Dio, che Lei è. Grazie Eminenza! Grazie per avere accettato l’invito a presenziare questa solenne inaugurazione, nonostante gli innumerevoli e pressanti impegni che la Penitenzieria Apostolica Le riserva.

Un grazie, altrettanto caloroso rivolgo a S. Ecc. Rev.ma Mons. Gianfranco GIROTTI Reggente della Penitenzieria Apostolica (il mio Fratello maggiore, in quanto Francescano Conventuale ed io sono cappuccino), che ha accettato di partecipare a questa solenne Inaugurazione dell’Anno giudiziario.

Loro hanno accolto il nostro invito e ci faranno una preziosissima relazione sul tema: COMPETENZA E ATTIVITÀ DELLA PENITENZIERIA APOSTOLICA; un tema molto interessante e importante, che spesso resta dimenticato o ignorato. Nella nostra realtà, vi sono stati – purtroppo - dei casi in cui è stato necessario l’intervento risolutorio della Penitenzieria Apostolica. La Vostra relazione, per tutti noi sarà un vero arricchimento. Grazie, Eminenza, grazie Eccellenza, per la Vostra disponibilità e per quanto ci esporrete!

Non posso, non ringraziare i miei diretti collaboratori: il Vicario Giudiziale aggiunto, Mons. Vittorio Peri, i Giudici, i Difensori del Vincolo, il Promotore di Giustizia, i Patroni Stabili, i Periti, i membri della Cancelleria, i Notai, tutti coloro che prestano servizio nell’ambito del Tribunale. Grazie per il vostro impegno, la vostra operosità, la vostra diligenza e il vostro senso di responsabilità nello svolgere, ciascuno nel proprio ruolo, la sua attività! Grazie, grazie tanto!

Quando un anno fa, per volontà dei vescovi della CEU, sono stato nominato vicario giudiziale, - permettetemi questa immagine - sono stato “catapultato” a guidare “il treno” in piena corsa, perfettamente funzionante ed efficiente, che rispettava gli orari previsti dall’ordine della corsa. Tutto ciò è merito del mio esimio predecessore, Mons. Pierluigi Rosa, della Cancelleria del tribunale molto efficiente e funzionale, come pure di tutti gli operatori che, nel rispetto dei ruoli, hanno brillantemente prestato il loro servizio prima, e lo continuano a fare con uguale dedizione, serietà, professionalità e spirito di servizio, senza badare, giustamente, chi è stato messo loro “a capo”. Per tale motivo, sono molto grato a tutti per il loro impegno che, insieme a tante attività da loro svolte, in diversi campi della pastorale, riescono a trovare il tempo e il giusto impegno per studiare, aggiornarsi, e nello stesso tempo a svolgere con ammirevole dedizione il difficile, quanto responsabile, servizio dell’operatore di giustizia ecclesiastica. È per me onore, immeritato, essere il Vicario Giudiziale del TERU, cosa che non mi sarei mai immaginato, né sognato prima, ma le vie del Signore sono infinite e quelle della Chiesa, pure.

È mio compito, ora, riferire sull’attività svolta dal nostro Tribunale Ecclesiastico Regionale Umbro di prima istanza, competente per le cause di nullità matrimoniale per le Arcidiocesi e le Diocesi in Umbria, nell’anno 2010, tutto allo scopo di offrire ai responsabili pastorali e a tutti coloro che hanno a cuore la famiglia, motivi di riflessione in ordine agli orientamenti concreti da assumere:

1. Cause di nullità pendenti dal 31.12.2009            = 89

2. Cause di nullità introdotte nel corso del 2010      = 86

3. Cause di nullità trattate                                    = 175

4. Cause di nullità espletate                                 = 90

a)       chiuse con sentenza affermativa  = 83

b)      chiuse con sentenza negativa  = 5

c)       rinunciate                             = 2

Cause pendenti al 31.12.2010 risultavano  = 85, di cui:

6 = prossime alla sentenza

4 = in fase dibattimentale

23 = giacenti presso i Periti

51 = in fase istruttoria

1 = dilata

DURATA DEL PROCESSO DI 1a ISTANZA

“Giudici e tribunali provvedano affinché, salva la giustizia, tutte le cause si concludano al più presto, di modo che non si protraggano più di un anno nel tribunale di prima istanza, e non più di sei mesi nel tribunale di seconda istanza. (cfr. can. 1453)

meno di sei mesi                         11

da sei mesi ad un anno                51

da un anno ad un anno e mezzo    13

da un anno e mezzo a due anni      9

oltre due anni                               6

Oltre alla durata del processo, tengo a sottolineare l’impegno di tutti i giudici, che prestano il loro tempo e servizio prezioso, come ponenti. Difatti, il tempo previsto dalla vigente legislazione ci impone: «La sentenza deve essere pubblicata non oltre un mese dal giorno in cui la causa fu decisa» (can. 1610, §3) tempo che in QNT è sostanzialmente osservato. È superfluo ripetere che la giustizia ritardata è giustizia negata, quindi ingiustizia (come ci ricorda un noto assioma: iustitia retardata, iustitia denegata).

Il numero delle cause introdotte, nell’anno 2009 è stato 93 e nel 2010 = 86, ed è rimasto essenzialmente uguale, con una piccola flessione di 7 cause. Anche le cause pendenti alla fine dell’anno 2010 risultano ridotte, rispetto a quelle del 2009: 85 contro 89 (quindi 4 di meno).

Attività dei Patroni stabili:

Avvocato Giuseppe Carpita: 190 Consulenze fatte; Cause introdotte = 17.

Avvocato Giorgio Federico Bencini: non quantificate numericamente Consulenze effettuate; Cause introdotte nel 2010 = 36 + 3 PC

Relazione economica:

L’attività del TERU è quasi totalmente finanziata dalla CEI, con il ricavato dell’otto per mille. Questo ci permette di concedere, nei casi d’indigenza, confermati dai parroci, il gratuito patrocinio. Quest’anno il gratuito patrocinio è stato concesso nei 12 casi, ai quali si aggiungono 53 cause patrocinate da patroni stabili, per i quali gli interessati non hanno dovuto pagare alcun onorario. Questo ci fa capire l’effettivo peso della crisi economica attuale, che non risparmia nessuna persona.

Alcune notizie flash sul personale del TERU:

Il lavoro è stato svolto con massima serietà e professionalità, da un organico composto da 11 giudici, di cui 3 lavorano anche come giudici istruttori; 7 Difensori del Vincolo, 2 Patroni stabili, la preziosissima e insostituibile opera di Mons. Rino Valigi, nostro carissimo Cancelliere, una “istituzione” e una “colonna portante” del nostro Tribunale, a cui rivolgo la mia profonda stima, gratitudine e apprezzamento. L’opera del Tribunale non sarebbe possibile senza il prezioso e delicato servizio dei 4 notai e in particolare della Pro-Cancelliere, la sig.ra Elena Corneli, come pure dal prezioso contributo dei nostri 11 Periti, professionisti seri, competenti e attenti ai problemi degli uomini, sempre nel rispetto della visione cristiana della persona umana.

A tutti loro, è rivolta la mia profonda stima, gratitudine e riconoscenza. Senza di Voi, non potremmo fare niente!

È da osservare, che nel corso dell’anno 2010:

- il giudice, Mons. Marco Nunzi, si è dimesso dall’ufficio, per motivi pastorali;

- è stata nominata giudice, la sig.ra Myriam Tinti;

- sono stati nominati 3 Difensori del Vincolo: Sig. Giuseppe Bracchi, Sig.ra Sandra Agostini e sig. Paolo Orecchia.

- inoltre, l’organico del Tribunale si è arricchito di 2 periti: Sig. dott. Franco Simonucci e Sig. dott. Pierluigi Roscini.

A tutti loro rivolgo il mio caloroso benvenuto e auguro un fruttuoso servizio, nella “Vigna del Signore”, di cui il Tribunale Ecclesiastico Umbro fa parte.

RIFLESSIONI E CONSIDERAZIONI PRATICHE:

Potrebbe sembrare, dal numero delle cause trattate da QNT, dalle tante sentenze affermative e poche negative, che noi, in Umbria, siamo molto aperti, disponibili, leggeri e di “manica larga” nell’emettere le sentenze affermative. A proposito, però, vorrei riportare le cifre e le statistiche dei nostri patroni stabili, che nell’arco dell’anno 2009, complessivamente, hanno fatto oltre 300 consulenze legali, di cui solo 50 sono state presentate all’esame processuale; i patroni esterni hanno presentato N. 43 cause.

Nell’anno 2010 le consulenze sono state altrettanto numerose e il numero delle case introdotte dai Patroni stabili sono state 53 e 33 dagli avvocati esterni.

Dal confronto di queste cifre, si può subito capire, quale importante filtro esercitano i patroni stabili. Ritengo che anche gli avvocati esterni, prima di presentare una causa svolgano un’importante opera di consulenza e di verifica e non siano alla ricerca “spasmodica” di cause di nullità. Penso, tra l’altro, che trattandosi di persone serie, non vogliano compromettere la propria immagine e reputazione e non accettino le cause semplicemente perché gli capita un’occasione. Ritengo che nessun operatore legale, interno o esterno, abbia voluto dare a qualcuno false speranze per “aggiustare” la propria vita con una sentenza ingiusta o infondata.

Nell’ultimo periodo sono aumentate molto le cause conflittuali, con delle contrapposizioni delle parti convenute, assolutamente legittime e riconosciute dalla vigente legislazione. Già un antico principio giuridico, riscontrabile nel Digesto (22, 3,2) recita: “Onus probandi incumbit actori” o “Ei incumbit qui dicit, non qui negat”. Nel diritto canonico, la negazione trova, però, i suoi limiti di fronte all’evidenza della nullità del vincolo; nella prassi processuale canonica si deve evitare ostruzionismo di parti, palesemente in mala fede: per dispetto o, peggio, per vendetta!

In realtà, il vero motivo per cui la parte si oppone al processo di nullità, spesso non ha nulla a che fare con le motivazioni di fede, nel desiderio di salvare il matrimonio e per riprendere la vita coniugale, ma “semplicemente” per tutelare altri interessi, assolutamente estranei al nostro procedimento. In pratica si tratta di impedire la possibile delibazione della nullità matrimoniale, perché recentemente la Corte di Cassazione (con la sentenza n. 2600 del 4 febbraio 2010) ha sancito che la delibazione della sentenza ecclesiastica di matrimonio cancella il mantenimento fin dall’inizio e il coniuge che in virtù di una pronuncia di divorzio ha percepito il relativo assegno, deve restituire le somme avute a tale titolo; la sentenza di delibazione della nullità del matrimonio concordatario, riconosciuta nell’ordinamento italiano, ha efficacia di giudicato ex tunc e «spazza via» ogni decisione «contraria» come quella di divorzio in quanto il divorzio presuppone l’esistenza del legame, mentre l’altra no.

A questo punto, vorrei ricordare a tutti, che nel processo canonico di nullità matrimoniale non ci sono e non possono esserci “vincitori o vinti”, perché qualsiasi esito o verdetto avesse la causa, nella società e nella Chiesa rimane comunque una ferità aperta per un matrimonio fallito, che spesso coinvolge persone terze e, peggio ancora, figli innocenti (vere vittime del fallimento matrimoniale), che pagano le sue gravissime conseguenze.

Credo che tutti abbiamo sotto gli occhi situazioni di crisi che portano sovente alla separazione, al divorzio e non di rado alla formazione di una nuova relazione nella convivenza o nel matrimonio civile, così pure alla richiesta di verifica della validità del vincolo matrimoniale. Infatti, qualche tempo fa, ho letto che in Italia vi sarebbero delle percentuali delle infedeltà coniugali “spaventose” (55% uomini e 45% donne). Se questa fosse la statistica, che non può essere ignorata o trascurata, ma “non fa legge”, si dovrebbe ammettere e riconoscere che, nella nostra società, vi sia il rifiuto dei contenuti essenziali del matrimonio. Qualche eco di questo dato risuona nel recente libro–intervista a Benedetto XVI, Luce del mondo.

Nella Regione Umbra, nell’anno 2009 ci sono stati oltre 3.000 separazioni o divorzi; noi nel TERU abbiamo trattato appena il 3,1% dei matrimoni falliti nella nostra Regione (gli altri dove sono?, quanti di questi matrimoni sono veramente validi? quante altre domande o considerazioni si possono e devono fare?), ma aldilà di numeri o statistiche, occorrere che ci prendiamo seriamente impegno, di come cercare queste “pecore” e di riportarle alla piena comunione con Dio e con la Chiesa.

Personalmente, posso dire con tutta la franchezza e sincerità, che sarei il primo ad essere contento di trovarmi disoccupato, senza dover trattare le penose cause di nullità matrimoniale, di non vedere tante vite spezzate, tante sofferenze umane, a condizione, però, che questi problemi non esistessero e tutti rimanessero felici e contenti nel loro matrimonio, ma la situazione attuale è molto lontana da questo ideale, anzi, le statistiche ufficiali dell’ISTAT riportano una tendenza peggiorativa, con il sempre crescente numero delle separazioni, dei divorzi e delle libere unioni, di fronte alle quali non posso rimanere indifferente, come credo, tutti i pastori che, secondo il comandamento dell’amore e l’esempio di Cristo-Buon Pastore, devono andare alla ricerca della “pecora” perduta (Lc 15).

Mantenendo chiara la diversità delle situazioni matrimoniali e le implicanze che queste hanno sotto il profilo giuridico, occorre superare la facile riduzione in “categorie”. I matrimoni regolari, le famiglie in crisi, i separati, i divorziati e i divorziati risposati, i conviventi, sono persone – uomini e donne – che hanno una storia che va considerata nella sua unicità. Con loro ci sono anche i loro figli e le famiglie di origine che si incontrano (spesso insieme) nelle parrocchie e sono in qualche modo presenti e patiscono fortemente queste situazioni. Costoro sono la nostra Chiesa, ne fanno parte, anche se con le situazioni matrimoniali ‘irregolari’.

La comunità cristiana non deve mai abdicare all’imperativo di proporre una cultura e uno stile di vita che si fonda sul valore del matrimonio, della famiglia e dei caratteri tipici dell’amore coniugale. La proposta e l’opera educativa verso un amore profondamente umano, totale, unico, fedele e fecondo, sono un mandato imprescindibile della sua azione evangelizzatrice. Annunciare il ‘Vangelo del matrimonio’ e che il ‘matrimonio è un Vangelo comprensivo della dimensione creaturale, significa compiere una azione preventiva remota contro tante crisi della famiglia.

Il Santo Padre, Benedetto XVI, nell’Allocuzione alla Rota Romana, di quest’anno (22.01.2011) – da studiare, meditare e applicare da tutti gli operatori della pastorale della famiglia – ci ha ricordato l’importanza della prevenzione alle nullità matrimoniali, usando saggiamente tutti i mezzi giuridici e pastorali, per la preparazione (remota, prossima e immediata al matrimonio: FC, 66): «Tra i mezzi per accertare che il progetto dei nubendi sia realmente coniugale spicca l’esame prematrimoniale. Tale esame ha uno scopo principalmente giuridico: accertare che nulla si opponga alla valida e lecita celebrazione delle nozze. Giuridico non vuol dire però formalistico, come se fosse un passaggio burocratico consistente nel compilare un modulo sulla base di domande rituali» e la verifica delle vere intenzioni dei nubendi, «nel dialogo … in un clima di piena sincerità, … si dovrebbe far leva sul fatto che gli stessi contraenti sono i primi interessati e i primi obbligati in coscienza a celebrare un matrimonio valido». (ibi).

Di conseguenza «Il diritto a contrarre matrimonio presuppone che si possa e si intenda celebrarlo davvero, dunque nella verità della sua essenza così come è insegnata dalla Chiesa. Nessuno può vantare il diritto a una cerimonia nuziale. Lo ius connubii, infatti, si riferisce al diritto di celebrare un autentico matrimonio. Non si negherebbe, quindi, lo ius connubii laddove fosse evidente che non sussistono le premesse per il suo esercizio, se mancasse, cioè, palesemente la capacità richiesta per sposarsi, oppure la volontà si ponesse un obiettivo che è in contrasto con la realtà naturale del matrimonio». (Benedetto XVI, Allocuzione alla Rota Romana, 22.01.2011).

Il Santo Padre ci ha ricordato che non esiste, “un matrimonio della vita e un altro del diritto”, bensì un solo matrimonio, “vincolo giuridico reale tra l’uomo e la donna, un vincolo su cui poggia l’autentica dinamica coniugale di vita e di amore”. Per questo “nessuno può vantare il diritto a una cerimonia nuziale” ma va assicurato il diritto a “celebrare un autentico matrimonio”.

Quando si vede che i nubendi non hanno intenzione, né volontà di contrarre il vero matrimonio, si dovrebbe dire chiaramente a loro, che non possono contrarre il matrimonio, che gli stessi rifiutano a priori. Non è la Chiesa, o un prete, a negare il matrimonio, ma gli stessi interessati. Il timore di vedere un maggiore numero di convivenze o di matrimoni civili, non ci deve condizionare o “spaventare”, perché un matrimonio nullo in partenza, finirà sicuramente a dare inizio ad un’altra forma di unione. Chi non si è preso a cuore l’impegno del vero matrimonio, non esiterà a fare con questo come gli pare. Ribadisco, abbiamo bisogno oggi, più di prima, di una nuova evangelizzazione, la vera prevenzione alla nullità matrimoniale. Ci vuole un vero annuncio del Vangelo, che può salvare il mondo, come ci ricordava Giovanni Paolo II, prossimo Beato: «Non una formula, ma una Persona ci salverà». (NMI, 29).

Per raggiungere questo importante obiettivo, occorre una maggiore collaborazione e interscambio tra la pastorale matrimoniale e l’azione giudiziaria, tutti devono operare nello stesso intento (salus animarum). Bisogna finalmente vincere lo scetticismo, l’ostruzionismo e la diffidenza, che in seguito ai movimenti giovanili del ‘68, ha portato al rifiuto totale del diritto, come se questo “servisse” solo a complicare la vita e a imprigionare lo “spirito” e la “libertà”; da ipocriti, si rifiuta i doveri (= le norme o le leggi) e si pretende i diritti, che queste garantiscono (ubi societas, ivi ius).

Occorre superare definitivamente un’apparente contrapposizione, ricordata nell’ultima Allocuzione di Benedetto XVI: «non è vero che per essere più pastorale il diritto debba rendersi meno giuridico… La dimensione giuridica e quella pastorale sono inseparabilmente unite nella Chiesa pellegrina su questa terra … vi è una loro armonia derivante dalla comune finalità: la salvezza delle anime” (Giovanni Paolo II, Allocuzione alla Rota Romana, 18.01.1990) (ibidem).

Tutta la Chiesa, oggi, deve porsi di fronte ad una sfida molto importante: creare una sinergia tra i diversi organismi di partecipazione - Consiglio Presbiterale, Consiglio Pastorale, Consulte laicali, nonché Movimenti Ecclesiali, Associazioni, Aggregazioni, ecc. - per un’analisi attenta e approfondita della realtà sociale ed ecclesiale e ricercarvi la provenienza e le radici della crisi del matrimonio e della famiglia. La Pastorale di prevenzione e di accoglienza delle situazioni matrimoniali ‘difficili’ e ‘irregolari’ deve essere una pastorale ‘normale’ delle nostre comunità cristiane, al pari degli altri interventi.

Il cuore di chiunque opera (sposi, prete, psicologo, consulente, avvocato...) deve battere all’unisono nella visione della persona umana, della sua vocazione di figlio redento in Cristo, lasciando che le azioni e i progetti perseguano vie, strumenti e mezzi propri, che in dialogo ed anche in sinergia, mantenendo la specificità e l’indipendenza degli approcci, perseguano lo stesso Fine.

Per aiutarci a vicenda, abbiamo lanciato il nostro sito internet: www.tribunaleecclesiasticoumbro.it dove è possibile trovare delle informazioni utili: dove siamo, cosa facciamo, di che cosa ci occupiamo, quali sono i contenuti essenziali del matrimonio cristiano e del processo di nullità matrimoniale, i rispettivi costi, i nostri uffici, il personale e, in particolare, l’elenco dei patroni stabili e degli avvocati iscritti all’albo di QNT. Tutto allo scopo di facilitare una consultazione, di prendere la visione della dottrina esposta – per forza - in modo sintetico, perché la materia di cui si offrono alcune indicazioni è ovviamente molto complessa e regolamentata da precise norme canoniche. Il sito presenta alcune note indicative e vuole contribuire ad orientare in modo corretto le persone, ma non può sostituire una giusta e ovvia consulenza tecnica degli operatori del diritto canonico.

Gli operatori della pastorale famigliare possono attingere da queste pagine, informazioni utili, a chi inviare le persone, che possono avere il fumus nullitatis. Molti, purtroppo, non sanno della nostra esistenza, criticano la Chiesa di essere “rigida”, chiusa nei suoi “dogmi”, inflessibile e insensibile alle tante situazioni difficili concrete del nostro tempo, e ignorano ipocritamente che la Chiesa ha sempre avuto l’apertura, l’attenzione e la giusta disponibilità, alle situazioni problematiche e non ha mai lasciato nessuno nel bisogno. I procedimenti di nullità matrimoniale ne sono esempio; la Chiesa vuole aiutare veramente le persone, e non solo “accomodare” le situazioni irregolari con “facili riconoscimenti di nullità matrimoniale” (Allocuzione di quest’anno), come ci ha ricordato l’anno scorso Benedetto XVI: «Occorre rifuggire da richiami pseudopastorali che situano le questioni su un piano meramente orizzontale, in cui ciò che conta è soddisfare le richieste soggettive per giungere ad ogni costo alla dichiarazione di nullità, al fine di poter superare, tra l’altro, gli ostacoli alla ricezione dei sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia». (Benedetto XVI, Allocuzione alla Rota Romana, 29.01.2010).

Conclusione

Terminando questa mia relazione posso assicurare tutti che, noi operatori della giustizia ecclesiastica non siamo, e non ci sentiamo, semplicemente “servi” o “operai” in un’azienda, ma abbiamo a che fare con il dolore umano, con le sofferenze, delusioni dovute ai fallimenti dei progetti più importanti e più rilevanti, che una persona è chiamata nella vita: “essere marito e moglie ed essere genitori”. In questa prospettiva non possiamo “giocare” con le situazioni particolarmente delicate, dove si vede, si pratica e si vive concretamente il precetto dell’amore, inteso correttamente: «Un amore che distruggesse il diritto, creerebbe un’ingiustizia e sarebbe allora poi solo una caricatura dell’amore. Il vero amore eccede il diritto, è sovrabbondanza che va oltre il diritto, ma mai distruzione del diritto, che deve essere e rimanere la forma fondamentale dell’amore». (Joseph Ratzinger, Introduzione al cristianesimo, Brescia 2005, ed. Queriniana, p. 315).

Noi tutti abbiamo piena consapevolezza, che nel nostro delicato e umile servizio, si deve sempre manifestare l’amore di Dio (senza bisogno di spiegazioni, interpretazioni, chiarimenti o altro di simile, ma trasparente, come diceva San Francesco “sine glossa”), che si china su ogni dolore umano, senza distinzioni, pregiudizi, paure, per essere davvero nel mondo strumenti di pace, di giustizia, di verità e d’amore. Grazie!

 


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